CAPRI-REVOLUTION, Siamo noi la rivoluzione


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“Quest’isola compare e scompare continuamente alla vista e sempre diverso è il profilo che ciascuno ne coglie. In questo mondo troppo conosciuto è l’unico luogo ancora vergine e che ci attende sempre, ma solo per sfuggirci di nuovo”.

Con questa riflessione della scrittrice Fabrizia Ramondino, rivolta all’isola di Capri, si avvia la prima scena del film di Mario Martone. Una produzione Indigo Film con Rai Cinema, distribuito da 01 Distribuition di Rai Cinema s.p.a. e nelle sale dal 20 dicembre.

Il film narra l’incontro tra Lucia (Marianna Fontana), il giovane medico del paese (Antonio Folletto) e la comune guidata da Seybu (Reinout Scholten Van Aschat). Siamo nel 1914, l’Italia sta per entrare in guerra. Ambientato sull’isola di Capri avvolta dalle acque del Mediterraneo, meta ambìta a quei tempi per coltivare ideali di libertà, una comune di giovani nordeuropei ha trovato  il luogo ideale per la propria ricerca nella vita e nell’arte.

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Scena su uno scoglio di Capri. Fonte 

Capri-Revolution prende spunto dall’esperienza della comune che il pittore Karl Diefenbach creò a Capri tra il 1900 e il 1913. Nel film tutto viene rielaborato partendo dalla storia originale: dall’ambientazione alla vigilia della prima guerra mondiale, alla trasformazione dal pittore spiritualista nel giovane artista performativo. Questa scelta è resa interessante grazie alla visione di Diefenbach di praticare l’arte dentro una radicale rivoluzione umana, in cui il rapporto con la natura diventa centrale. L’esperienza del pittore sull’isola diede vita, anni più avanti, al movimento dei Verdi in Germania i quali ne riprenderanno i concetti. Pensieri che possono arrivare dritti al nostro tempo, in cui le questioni “quale senso dare al progresso” e “quale senso dare al rapporto dell’uomo con la natura” sono centrali.

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Scena del primo incontro nella casa del pittore a Capri. Fonte

A proposito di questo sono interessanti i dialoghi tra il medico e il pittore il quale di fronte alla volontà del primo di agire e rivoltarsi al potere risponde: “se le cose vanno male non bisogna dare la colpa al potere, ma a noi stessi. Siamo noi la rivoluzione”.

Il tutto è reso più coinvolgente dalla colonna sonora firmata Sascha Ring e Philipp Thimm, (ndr. Premiati alla 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il soundtrack stars award per la migliore colonna sonora) e dalle coreografie di danza contemporanea di Raffaella Giordano.

In questo caso la guerra fa da sfondo ad un altro conflitto mondiale. Quello tra scienza e spiritualismo, società con etichette e tradizione contro natura e libertà. Sta a noi scegliere da che parte stare.


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