Intervista | Sacramento: tra musica lo-fi, Miami e ragazze in shorts

Intervista a Stefano Fileti, leader dei Sacramento, progetto indie rock/pop psichedelico, rigorosamente lo-fi. Lido è loro primo album, pubblicato il 10 Maggio in digitale e vinile per La Tempesta Dischi.


Intervista Sacramento

Abbiamo intervistato Stefano Fileti, autore e leader de i Sacramento. per parlare di Lido, primo album della band, pubblicato il 10 maggio in digitale e vinile per La Tempesta International, ma anche e soprattutto di lui e di questo progetto, fuori dai canoni musicali a cui siamo abituati in Italia.

Di dove sei? Il tuo accento siculo-americano ti tradisce.

Su un documento c’è scritto che sono nato in Sicilia, a Siracusa, ma sono convinto non sia così! Credo di esser nato in California, a Los Angeles. Li non c’è afa e soprattutto in agosto c’è un caldo piacevole

Sacramento

[Inizia così la nostra conversazione e ho subito l’impressione che sarà davvero interessante] Facciamo finta che quel documento sia vero, hai scoperto a Siracusa la tua passione per la musica?

Alle superiori speravo di rimorchiare e così è nata la mia passione per la musica: ho iniziato facendo il DJ. Poi però ho visto che un mio amico acchiappava di più suonando la chitarra e così a 17 anni ho deciso di seguire il suo esempio.

[Rido e inizio a fissarlo come se cercassi la conferma per poter scrivere le sue parole.]

È andata così, perché dovrei fingere altro? Rimorchiare non è un buon motivo per diventare musicista?!
Da li ho messo su una band con dei miei amici, che considero tuttora dei fratelli, i Mashrooms. Abbiamo fatto la solita gavetta, iniziando con le cover delle band post-rock che più ci piacevano, per poi provare a comporre musica nostra. Suonavo la chitarra e cantavo, ma a volte suonavo anche il violoncello, mi è sempre piaciuto sperimentare.

Oltre al tuo vecchio gruppo, c’è qualche evento che ha segnato la tua formazione musicale?

Ci tengo a dire che i Mashrooms continuano ad esistere. Ci siamo dovuti separare per l’università  e la distanza non ci permette di suonare assiduamente. Ma suoniamo ogni volta che ne abbiamo l’occasione. Siamo una famiglia…
Sicuramente l’evento segnante è stato il concerto di Arto Lindsay a Catania. In quel momento ho capito che la musica non era solo la mer*a che girava in radio. Adesso siamo fortunati: con il digitale puoi ascoltare ciò che vuoi, ma all’epoca, soprattutto in Sicilia, arrivava pochissima musica e non c’erano tutte le alternative che abbiamo oggi.
Quando ho ascoltato Arto, non ci capivo nulla, ma ho scoperto una nuova concezione della musica e questo mi piaceva molto.

Dopo le scuole superiori? Cosa ti ha portato a Milano?

Ho viaggiato molto. Intanto ho lasciato la Sicilia per andare a studiare Comunicazione a Firenze, una volta laureato mi sono trasferito in America, con la mia ragazza newyorkese .  Dopodiché sono tornato a Firenze per lavoro e da li mi sono spostato a Londra, dove ho vissuto per circa un anno, per poi andare a Copenaghen dalla mia attuale ragazza svedese.

È chiaro il ruolo che hanno le ragazze nella tua vita. E invece la musica, che posto ha ricoperto in tutti questi anni, tra una città e l’altra?

La musica è sempre al centro, come una specie di droga. Ma oltre a suonare, per me è importante la musica live: andare ai concerti. L’ideale sarebbe andare ad un concerto alla settimana, anche per poi uscire e dire “che mer*a” : ascoltare musica fa bene, anche quando non ci piace.
Infatti a Londra ho sofferto tanto, perché le serate costavano troppo e io non guadagnavo abbastanza. È stato davvero brutto.
In tutti questi anni, lontano da Siracusa e dai fratelli della band, ho dovuto fare di necessità virtù, iniziando a suonare e comporre da solo. Ho passato giorni interi a scrivere, perfezionare, risentire ciò che producevo, dire “che schifo” , cestinare e poi ricominciare da capo.
Col tempo mi sono avvicinato sempre di più ad una concezione di canzone cantautorale che avesse strofa e ritornello; ma il concept musicale che contraddistingue i Sacramento, è arrivato a Copenaghen, diventando sempre più chiaro.

Intervista Sacramento

Cosa ti ha spinto a trasferirti a Milano? I Sacramento sono nati qui?

In Danimarca mi stavo congelando. Ho detto alla mia ragazza che non ce la facevo più a stare li e che avevo bisogno di tornare nel mio paese. Siracusa era troppo distante e diversa, ma Milano ci è sembrata il giusto compromesso. Una città abbastanza europea per lei e abbastanza italiana per me. Tra l’altro, credo sia anche esattamente a metà strada tra Copenaghen e Siracusa.
La prima persona che ho conosciuto qui, è stata Stefano. Lui suonava il basso e allora gli ho proposto il progetto, gli ho fatto sentire le mie canzoni e gli ho detto che volevo chiamarlo Sacramento. Lui si è dimostrato entusiasta e insieme abbiamo iniziato a cercare un batterista per mettere in piedi la band. Abbiamo trovato Alessandro: i Sacramento sono nati ufficialmente.

C’è qualche artista che vi ha influenzati, nel modo di scrivere e produrre la musica?
Sicuramente sono stati fondamentali gli ascolti di artisti come Kurt Vile, Alex Cameron, Mac DeMarco e Connan Mockasin. La musica funziona così, non si tratta di copiare: chi non ha un po’ di altri artisti, nelle proprie canzoni?!

Mac DeMarco
Mac DeMarco al Austin City Limits Music Festival l’11 ottobre del 2014.

Come siete arrivati a La Tempesta Dischi?

Una botta di culo! Avevamo registrato Love e un nostro amico aveva il contatto di Enrico Molteni. Gli abbiamo inviato il pezzo e lui ha voluto conoscerci. C’è stata subito intesa e così abbiamo pubblicato per loro i primi due singoli Love e Bed & Toothbrush. Aldilà  del rapporto lavorativo, c’è un vero legame fatto di stima e affetto reciproco. Enrico mi sostiene e mi vuole bene, quando può viene a sentirmi suonare.
La Tempesta ha sempre rappresentato per noi la massima ambizione, ma eravamo determinati e avremmo inviato il nostro materiale a tutte le etichette discografiche, fino a ricevere un contratto.
Quindi abbiamo avuto c*lo nel risparmiare tempo, ma prima o poi saremmo arrivati a questo

Il 10 maggio avete pubblicato il vostro primo album, Lido. L’ho ascoltato e mi è sembrato di essere proiettato negli anni ’80.

Le nostre canzoni non c’entrano niente con la musica degli anni ’80. In comune ci sono le suggestioni, i suoni, l’uso del synth, ma è tutto preso e riarrangiato in chiave moderna.

E allora i video, le grafiche, i neon colorati? Sono dichiaratamente Miami anni ’80.

La musica e le grafiche non sono necessariamente collegate, anzi. Semplicemente io sono fissato col bowling – a Siracusa ce n’è uno bellissimo – i film dei Fratelli Coen, Miami, le palme, il sole, le ragazze in shorts, il mare, le luci colorate, i pattini, le spiagge, le ragazze in shorts, gli american diner… Ho già detto le ragazze in shorts?
Ho quindi associato alla musica questo immaginario, ma non perché sia essa ad evocarlo, ma perché sono i due elementi che più mi piacciono e quindi ho voluto unirli.
Una volta sono stato a Las Vegas, ero gasatissimo. Mi piaceva tutto: le fish, le insegne colorate, i casinò, le carte. Mi hanno dovuto fermare perché ero tutto il tempo a giocare e a parlare con chiunque, mentre gli altri si annoiavano… il clima era pazzesco, voglio tornarci!

Che significato hanno le persone anziane per i Sacramento? Sono i protagonisti dei vostri video e delle vostre grafiche, perché?

Mi piace la vita della gente anziana che nonostante il carico dell’esperienza, ha l’energia e la forza di andare sui pattini o cantare. Mi piacerebbe avere la stessa energia quando arriverò alla vecchiaia.
Il vecchio con la pancia da birra che fissa l’orizzonte? È lo spirito di Sacramento, sono semplicemente io. Burrnd (pseudonimo di Ruggiero Colonna Romano) ed io viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda, quindi non è stato difficile per lui realizzare le nostre grafiche.

Sacramento

Torniamo all’album, quali sono le vostre aspettative con la pubblicazione di Lido?

Vorremmo che venisse ascoltato e iniziasse ad avere un suo pubblico. Non è un prodotto fatto per il mercato italiano: non per la lingua inglese, ma perché qui c’è un trend diverso. Siamo comunque consapevoli che ci sia tanto da fare per raggiungere un livello tale, da poter essere competitivi sulla cena internazionale.
Però sicuramente siamo ad un buon livello rispetto ai nostri colleghi italiani che fanno musica inglese.
Parlando in tutta onestà, i pezzi di Lido mi fanno già schifo, sono molto critico.
Non nascondo mai il mio disprezzo per la musica che non ritengo buona. Non lo faccio per giudicare la persona che produce, ma perché è importante discriminare, oggi che ci sono più musicisti che ascoltatori.

È chiaro: sei già a lavoro su altre canzoni.  Adesso pianificate un tour promozionale?

Prima di pensare ad un tour, per me è importante che la gente ascolti quello che abbiamo fatto, altrimenti suonare in giro non ha alcun senso.
Abbiamo in programma alcune date estive e probabilmente in autunno andremo in giro per club.
Poi non importa che i nostri ascoltatori siano italiani, francesi, tedeschi, americani o nigeriani. Sacramento significa qualcosa, aspettiamo che qualcuno capisca cosa.

Copertina Lido

Sei molto determinato, sai cosa vuoi?

Vivere di musica. Non parlo del successo, della fama o della ricchezza. Parlo di non aver più bisogno di un lavoro per poter fare ciò che mi fa stare bene. Voglio arrivare a pagarmi da vivere con la mia musica, senza dover togliere ad essa il tempo che attualmente dedico al lavoro.
Non amo l’idea di progetto musicale solista e Sacramento infatti è una band a tutti gli effetti. Ma non sono disposto a sacrificare neanche la più piccola occasione. Quando mi chiamano per suonare, rispondo sempre di si, anche a costo di farlo da solo o trovare altri musicisti. Gli altri hanno le proprie idee, la famiglia e il lavoro a cui tengono, io voglio solo questo, la musica.

… e le ragazze in shorts?

e le ragazze in shorts!

Prossime date:

  • 31 maggio @ Maniace, Ortigia – Siracusa w/ Tre Allegri Ragazzi Morti
  • 29 giugno @ Summer Sound, Genova
  • 19 luglio @ Apolide Festival, Area Naturalistica Pianezze – Vialfrè (TO)

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