Live Report | Pete Doherty & The Puta Madres illuminano la Rocca Malatestiana

Il leader di Libertines e Babyshambles ha fatto tappa a Cesena per uno spettacolo intimo e ricercato


Pete doherty

Un progetto nato ormai tre anni fa, quello dei Puta Madres, che vede protagonista Peter Doherty, storico frontman di The Libertines e Babyshambles, ha raggiunto la città di Cesena, alla Rocca Malatestiana, così medievale e tanto magica.

Noi eravamo lì per assistere alla performance del cantante britannico, accompagnato in questa nuova fase artistica, dal batterista spagnolo Rafa, dalla tastierista (sempre scalza) Katia DeVidas, dal chitarrista Jack Jones e dal bassista Michael Bontemps.

Senza troppa attesa, quasi mai così puntuale, allo scoccare delle ventidue Doherty è salito sul palco acclamato e applaudito dai suoi fan, che in Italia non raggiungono mai numeri da capo giro.

Ha presentato per intero il suo nuovo album, uscito in tutte le piattaforme musicali lo scorso 26 aprile, celebrando quella è che la sua natura più veritiera, raramente riportata a livello mediatico; un artista caratterizzato da salite e discese, discese e salite, equilibrate e mantenute a galla dal rock n’ roll e dalla sua spiccata vena poetica.

Someone else to be è uno dei brani più caratteristici di questo album poiché nel singolo è citata e ribadita una delle più celebri frasi del rock britannico degli ultimi 30 anni, un modo di dire che a suo tempo caratterizzò la musica inglese, Don’t look back in anger dei celeberrimi, e non troppo fraterni (tra loro e con lo stesso Peter), Oasis.

Una frase che riassume in toto la carriera e del personaggio di Doherty, che racchiude e offre un simbolo ormai nascosto da altre figure e forme artistiche, meno intime, e sicuramente più commerciali, non morto e scomparso ma bensì più vero e ricercato.

A ribadire il clima della serata sono state le scene finali del concerto, quando lo spettacolo era già in realtà terminato. Il pubblico, che, seppur numericamente ridotto, animava la Rocca come in un grande stadio, si è radunato al di sotto della finestra della casa dove veniva ospitata la band; così, inneggiando al cantante, si è ritrovato nello scenario magico creato molto spesso da Doherty, un romanticismo nato e morto in quell’istante. Il cantante britannico non si è ovviamente tirato indietro e, imbracciata la chitarra, ha iniziato a canticchiare i più celebri brani, che lo hanno reso un’icona della musica inglese, assieme a Carl Barat e ai loro Libertines, come Music when the light goes out o Don’t look back into the sun.

Nel pubblico anche Lodo Guenzi, frontman de Lo Stato Sociale, che testualmente ci ha confessato di seguire Doherty da sempre e di essere il suo primo ed unico grande amore. È proprio lui stesso che ha confermato questa magia rock, del radunarsi sotto ad una finestra e ascoltare quei versi malinconici e poetici di un altrettanto poetico elemento, il nostro Pete.
In poche parole: pochi ma buoni e, soprattutto, vivi.

Il concerto di Peter e della sua band, è stato introdotto da una serie di giovani gruppi e artisti che hanno animato la Rocca Malatestiana dalle 18 fino alle 22. Su tutti, senza differenza alcuna, sono spiccati Manuel Pistacchio, una band molto particolare e sui generis che ha portato una serie di brani molto originali e di ottima fattura: una voce, con un vago ricordo di Ivan Graziani, un basso, una chitarra e un quarto elemento, che lavorava con synth, amplificatori e pedivelle, per rendere unico e distorto (a loro modo) il sound che proponevano.

La Rocca Malatestiana che non ha deluso, come sempre e come sempre sarà, sia per le proposte musicali offerte sia per il fantastico ambiente in cui tutto questo è stato accolto.


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