Intervista | Simona Severini, l’anima jazz di una cantautrice pop

Intervista a Simona Severini, cantautrice milanese che unisce cantautorato italiano, musica soul e pop internazionale.


Simona Severini, foto di Chiara Mirelli
foto di Chiara Mirelli

Con la sua voce potente e incantevole, Simona Severini è un’artista promettente, in grado di unire cantautorato italiano, musica soul e pop internazionale. L’abbiamo intervistata a poche settimane dalla pubblicazione del suo primo EP da solista, Ipotesi.

Ciao Simona! Nella tua biografia abbiamo letto delle importanti partecipazioni musicali negli album di artisti pop e jazz come Ron, Pacifico ed Enrico Pieranunzi. A queste si uniscono le esperienze teatrali che ti hanno portata sul palco del Piccolo di Milano e del Napoli Teatro Festival. Quando hai capito che avresti voluto una carriera da solista?

Tra le tante esperienze, quella che più mi ha motivata è stato un viaggio negli Stati Uniti. Da piccola ho imparato a suonare la chitarra. Ho sempre cantato brani di altri, perlopiù musicisti jazz. Poi sono stata per circa un mese a New York e ho respirato una realtà completamente diversa, ricca di stimoli. Lì è pieno di musicisti, tra i più bravi al mondo, che fanno tantissima musica. Così quando sono tornata in Italia ho capito che avrei dovuto dire qualcosa di mio. Ho ripreso la chitarra e ho iniziato a comporre. Ho ricominciato tutto daccapo.

Simona Severini, foto di Chiara Mirelli

Questa consapevolezza di dover dire qualcosa di tuo per riuscire ad emergere davvero, come si è trasformata in scrittura? Com’è stato il primo approccio con i testi?

In realtà scrivo da sempre, in maniera naturale. Ho iniziato a farlo per me, per puro hobby e vedevo che mi piaceva. Ho continuato per molto così, fino a quando non mi sono accorta che lo facevo sempre e che mi sarebbe piaciuto cantare i miei pezzi anche davanti agli altri. Così ho preso alcune idee, ci ho lavorato e ho iniziato a portarle in giro, tra piccoli club e festival europei (tra questi Umbria Jazz, London Jazz Festival, JazzMi, Paris Jazz Vocal… n.d.r.).

Nei 3 brani inediti del tuo EP è ricorrente il tema della casa. Non solo attraverso i testi, nei quali questa parola diventa quasi un Leitmotiv – “vieni a vivere a casa mia” in Ipotesi o “senza una casa la mia vita è tremenda” in Cuore – ma anche nell’arrangiamento e nella produzione dei brani, che hai registrato appunto in una stanza. Ascoltandoti si ha una sensazione di sicurezza e intimità, come quella provata in un luogo familiare. La casa è la tua dimensione?

Si è così. Esattamente come hai detto. Anzi mi fa piacere che tu l’abbia notato. Io passo tantissimo tempo da sola in casa, dove scrivo e penso tanto, ma soprattutto penso. In qualche modo tutte queste canzoni sono state costruite in questa dimensione di solitudine casalinga.

Anche nella registrazione abbiamo cercato di ottenere questo effetto. Fatta eccezione per Ipotesi (primo singolo estratto che ha dato il nome all’EP, n.d.r.) prodotto precedentemente da Stefano Giungato presso Indiehub Milano, gli altri brani sono stati prodotti da Luca Mattioni in una stanza che abbiamo allestito appositamente per la registrazione in presa diretta. L’obiettivo era quello di restituire la naturalezza e l’intimità di un home concert, con protagonisti la voce e le corde della chitarra. C’è voluto poco tempo, pochi tentativi. Abbiamo sovrainciso pochissimi strumenti, per non smentire l’intenzione live.

Stare a casa da sola è la tua dimensione. Gli scorsi mesi sono stati un’occasione o al contrario ti sei sentita in gabbia? In che modo questo periodo ha inciso sulla tua produzione artistica?

Tutti i brani sono stati realizzati precedentemente. Durante il lockdown non ho quasi mai suonato, non riuscivo. Suono e scrivo quando ho degli stimoli e in questo periodo non ne ho avuti per niente. Come disse Morricone in una delle sue ultime interviste, ci sono i momenti per ascoltare musica e per comporre, ma questo era il momento per stare in silenzio.

Inoltre anche il mio ambiente è cambiato: il rifugio sicuro dal resto, si è trasformato nella realtà quotidiana, dalla quale non avevo più un riparo.
Adesso invece ho ripreso a suonare e cantare. Il 28 luglio ho anche presentato il mio EP in uno showcase alla Triennale di Milano.

Quali sono i tuoi piani per il futuro prossimo? Stai già lavorando a nuove produzioni?

Sto scrivendo molto, ma non ho in mente un progetto chiaro. Voglio prima raccogliere tutte le idee e poi vedrò cosa tirerò fuori. Sicuramente presto arriverà un altro disco. Per il resto sto organizzando un piccolo tour tra settembre e ottobre, sperando che la situazione lo permetta.

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