Everything Everywhere All at Once: il film pluripremiato agli Oscar

Un incredibile viaggio nel multiverso.


Il multiverso è un concetto di cui sappiamo spaventosamente poco“. Nonostante ciò non mancano i film che trattano l’argomento. Quest’anno ne abbiamo trovato uno anche agli Oscar. Everything Everywhere All at Once, disponibile sulla piattaforma Amazon Prime Video, è una pellicola diretta da Daniel Kwan e Daniel Scheinert che esce nelle sale italiane il 6 ottobre 2022. Nei primi mesi del 2023 vince due Golden Globe e ben sette Oscar. Una vera e propria incetta di statuette, che non stiamo a elencare tutte se non per sottolineare quella per la miglior attrice protagonista, Michelle Yeoh, la prima attrice asiatica a portarsi a casa tale riconoscimento.

Vale la pena guardare questo film solo per il modo in cui è gestito il multiverso, sia dal punto di vista della trama che della sceneggiatura. Il susseguirsi delle scene e delle diverse versioni dei personaggi ci trasporta in un intenso e strabiliante viaggio nell’assurdità di questi universi. Ma per capire bene che cosa succede, forse è meglio concentrarci un attimo sulla trama.

La trama

Protagonista della pellicola è la famiglia Wang, composta da Evelyn Quan Wang, da suo marito Waymond Wang e da loro figlia Joy. Insieme gestiscono una lavanderia a gettoni.

Fin da subito ci confrontiamo con tutti i problemi da cui Evelyn è sommersa. Innanzitutto la festa per il padre, appena arrivato da Hong Kong, che si aggiunge alle difficoltà che sta avendo con la figlia, della quale fatica ad accettare l’omosessualità. In tutto questo incontriamo anche Waymond che, scoraggiato, porta con sé le carte per il divorzio. Insomma, Evelyn non ha una vita facile e spesso fantastica su come sarebbe stata se avesse fatto scelte diverse.

Durante un appuntamento con l’IRC, che tiene sotto controllo la loro lavanderia, Evelyn incontra un alter ego di suo marito, proveniente da un altro universo. Lui le comunica che sarebbe l’unica in grado di sconfiggere una minaccia incombente su tutto il multiverso: Jobu Tupaki.

La filosofia del film

Il filo conduttore di Everything Everywhere All at Once è quindi il contatto tra le varianti dei protagonisti nei multiversi, la cui creazione è dovuta alle scelte quotidiane che prendiamo, tra le varie opzioni che si presentano a noi. Ogni decisione crea una linea temporale diversa dalla nostra, in cui vive una versione di noi stessi che ha preso una strada differente. Ben presto Evelyn scoprirà che la sua versione non è esattamente quella che ha sempre sognato, sentendo così il bisogno di tornare indietro.

La pellicola è ricca di momenti in cui è impossibile non fermarsi un attimo per riflettere sulle conversazioni dei personaggi. Tutta la trama è infatti permeata da un’imponente atmosfera filosofica che tiene lo spettatore incollato allo schermo. Il tema del multiverso apre in ogni momento a considerazioni sul significato della nostra vita, sull’importanza delle nostre scelte, sulla loro centralità nel dirigere il nostro destino. Se nessuna scelta che facciamo è effettivamente sotto il nostro controllo, se il libero arbitrio non è altro che un’illusione, forse l’impegno che mettiamo nelle nostre decisioni non è così importante.

Il dualismo fondamentale che si crea è quindi quello tra esistenzialismo e nichilismo, in un tentativo di rispondere a una domanda: c’è un senso in qualcosa, da qualche parte? C’è un qualche significato in quello che facciamo, nelle scelte che prendiamo? Ed eventualmente quanto possiamo ricercare questo significato nella vita quotidiana. E quanto invece potremmo sfruttarne la mancanza per vivere nel puro caos?


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