E poi c’è Katherine, luci e ombre del mondo della comicità


Katherine Newbury è una vera e propria icona della comicità americana: dirige da oltre vent’anni un late show interamente da sola, mantenendo fede alla sua integrità ed evitando di cadere nella comicità volgare alla quale molti dei suoi colleghi sono ormai tanto affezionati. La sua caparbietà però non basterà a risollevare gli indici d’ascolto e a frenare il volere della direttrice della rete televisiva, restia a concedere un’altra stagione al “Tonight With Katherine Newbury”.

Ma Katherine è lontana dallo sventolare bandiera bianca. Ha combattuto troppo duramente per lasciare il suo programma al primo comico qualunque.
Lo Show è mio e non vado da nessuna cazzo di parte!

Decisa a tenersi stretta il suo show, rimette in gioco sé stessa, affrontando passo dopo passo tutti i “mai e poi mai” che si era prefissata: uscire dalla comfort-zone rappresentata dal suo ufficio e conoscere personalmente il suo team di autori (tutti maschi), in modo da rimetterli in riga, visto che da anni la fanno impazzire con battute insignificanti che puntualmente evita di fare. Inoltre, deve togliersi anche l’etichetta di “donna che odia le donne”. Ed è qui che entra in scena Molly Patel, giovane donna indiana, impiegata in uno stabilimento chimico, cresciuta con i programmi del suo mito Katherine Newbury.

I miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi, cammina leggera perché cammini sopra i miei sogni” è il personale mantra di Molly, preso in prestito dal poeta William Butler Yeats. Dopo un inizio un po’ burrascoso dove tra le due non sembra poter esserci intesa (la cosa più carina che Katherine le rivolge è un “la cosa più affascinante della tua generazione è la fissazione per la catarsi”), Molly testardamente continua a voler dimostrare di valere qualcosa e questo suo essere schiettamente sincera e contestualmente un’amabile pasticciona, sarà la chiave di volta che consentirà a Katherine di comprendere cosa deve migliorare nel suo show, senza stravolgerlo. Potrebbe dunque essere finalmente arrivata la conferma di alcune voci di corridoio: Katherine Newbury ha un cuore. Ma riuscirà ad avere ancora uno show tutto suo?

Sulla scia di Il diavolo veste Prada ma percorre una strada propria.
Al di là della palese differenza in termini di argomento (il primo ha a che fare con il mondo della moda mentre il secondo con la scrittura televisiva e la comicità), Katherine non è – e non vuole essere – una cinica Miranda Priestly che lancia ogni giorno una pelliccia diversa al personale. Katherine vuole mantenere inalterato il suo ecosistema, caratterizzato da lei che si reputa la persona più in gamba della stanza, circondata da collaboratori la cui mancanza di creatività è sufficiente ad annoiarla e a dare loro dei numeri anziché dei nomi e, dopo aver fatto ridere il suo amato pubblico, tornare a casa da suo marito, malato di Parkinson, che ama e accudisce più della sua stessa vita.

Ovvio, non è nemmeno la più misericordiose delle persone. Sbaglia, a volte arrogante, sicuramente presuntuosa. Ma capace di chiedere aiuto quando serve, e per una donna di 56 anni che si è fatta da sola in un mondo maschio-dominante come quello della tv comedy, è tutto dire.

Interpretata da una magistrale Emma Thompson, riesce a far spingere il suo personaggio fino al limite, facendolo odiare e amare al tempo stesso. E, soprattutto, facendo molto ridere. Ottima partner in crime è Mindy Kaling, che non solo interpreta il ruolo di Molly Patel ma è anche scrittrice e produttrice del film. Cresciuta a pane e late show, la Kaling ha fatto molta gavetta prima di approdare nella fortunata serie tv The Office e poi in un programma tutto suo The Mindy Project. Come lei stessa ha affermato, c’è molto di lei e della sua storia nel film, raccogliendo i momenti principali della sua carriera e le sue esperienze più significative .

Diretto da Nisha Ganatra, questo tris di donne offre una commedia intelligente, che vuol puntare a far capire come la ricerca dell’eccellenza sia un obiettivo sicuramente dignitoso da perseguire, ma non è l’unica cosa e che nel cammino che ci siamo prefissati possiamo permetterci di cadere se abbiamo la forza di rialzarci.  

E poi c’è Katherine sarà in tutte le sale italiane dal 12 settembre.


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Davide Romano

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