Intervista | Marrano, il nuovo album è Carne ossa

La band di Rimini ha da poco pubblicato il suo nuovo lavoro in studio. Lo hanno raccontato ai microfoni di Radio Bicocca.


Marrano

CARNE OSSA è il terzo album in studio dei Marrano, uscito lo scorso 17 febbraio e prodotto sotto la supervisione di Davide “Divi” Autelitano, voce de I Ministri. Un rock alternativo e potente, caratterizzato da ritornelli travolgenti e atmosfere più cullanti, quello che Andrea, Daniele e Nicola hanno raccontato nella nostra intervista.

Cercando Marrano su Google, il primo risultato di ricerca è una parola che indica un titolo ingiurioso che gli spagnoli rivolgevano ai mori e agli ebrei. Descrive quindi una persona prepotente, grezza. Vi posso chiedere il perché della scelta del vostro nome, Marrano?

È una domanda interessante perché abbiamo scelto questo nome per nessuno dei motivi che hai elencato, era solo il soprannome di un nostro amico. Nasce per caso e scopriamo in seguito tutti i siginificati della parola. Non ha nessuna motivazione storico religiosa; marrano ci piaceva per come suonava, poi sicuramente il suo significato, in maniera indiretta e inconscia, ci trasmetteva questa energia di rabbia, di aggressività che volevamo cercare nel nostro nome. Il significato che è uscito dopo rimandava a quell’idea ma non lo abbiamo scelto per quello.

Quali sono i vostri più grandi riferimenti artistici?

Sicuramente per noi tre è il grunge anni Novanta, soprattutto i Nirvana, che sono la band con cui siamo cresciuti e sono la band che ci ha messo d’accordo nell’iniziare questa avventura. Ci sono anche band italiane dell’underground italiano, come Verdena, Afterhours e Il teatro degli orrori, che abbiamo ascoltato molto. I nostri riferimenti sono puramente musicali, poi i gusti sono cambiati nel tempo; molto di quello che è confluito nel nuovo album viene in realtà dal rock australiano, ad esempio dai Dunerats.

Quando avete iniziato nel 2015 la scena musicale italiana era molto diversa da oggi, credi che il panorama di oggi dia più spazio alla vostra musica rispetto ad allora?

Siamo nati nel giugno del 2015 ma, nonostante sia vero che la musica è cambiata, band come noi stanno facendo molta fatica. Già prima del 2015 c’era pochissimo spazio per le band rock, soprattutto per chi come noi non viene dalle grandi città italiane, quello forse è stato il periodo peggiore per iniziare in questo genere. Noi teniamo duro perchè speriamo sempre che il rock e certe tematiche tornino in auge, magari anche in forma rinnovata.

CARNE OSSA, che è il vostro terzo album, è uscito lo scorso febbraio; il primo era uscito nel 2017, il secondo nel 2020. Quali sono le principali differenze tra questo lavoro e i vostri precedenti?

Il primo album, Gioventù spaccata, raccoglie tutto quello che abbiamo raccolto in due anni di sala prove. È un impeto, perché quando inizi hai bisogno di fare brani, vuoi esistere come band. Perdere, nel 2020, è un disco che purtroppo vive di rammarico perché è uscito in piena pandemia e abbiamo suonato poco in giro. È più maturo perché avevamo un produttore e avevamo più idee chiare. Era molto più ragionato e più consapevole, oltre ad esserci più professinalità. CARNE OSSA invece ha avuto un vero produttore musicale, e questo ha dato un ulteriore upgrade; è frutto però di due anni di scrittura chiusi in casa. Ognuno ha scritto le sue canzoni, che quindi hanno tanti anni e sono state lavorate in sala prove solo in un secondo momento. La grossa differenza quindi è che non è nato in sala prove.

Come sta andando l’album?

Molto bene, al momento siamo fermi per il tour estivo ma ha avuto un buon riscontro. Siamo contenti di come è venuto perché avevamo bisogno di fare uno step avanti a livello di produzione; poi anche la gente ha reagito positivamente perché ha sentito un miglioramento e i concerti hanno avuto un incremento importante. Quindi in questo momento sta andando super bene.

Come è nata e come si è sviluppata la collaborazione con Divi, che ha prodotto l’album?

Ci siamo conosciuti tramite un ragazzo che lavorava con noi e che ha fatto sentire a Divi alcuni nostri brani. Ci siamo incontrati poi a Forlì ad un concerto dei Ministri e abbiamo iniziato a mandargli dei provini di canzoni che avevamo in cantiere. Inizialmente lavoravamo a distanza, poi a febbraio 2022 abbiamo iniziato a lavorare proprio insieme. Lì abbiamo registrato Poveri diavoli che è stato il primo singolo. Lui è venuto da noi e abbiamo collaborato fianco a fianco, poi ci siamo trovati bene e abbiamo continuato a lavorare insieme in presenza per i mesi successivi. Lui ha un’esperienza enorme e una carica che ci hanno fatto prendere veramente bene.

Come nasce invece una canzone dei Marrano?

La parte musicale nasce sempre prima; può nascere da me, che suono la chitarra e canto, quando tiro fuori delle linee che possono essere sviluppate oppure costruisco brani dalla A alla Z registrando tutti gli strumenti. A quel punto poi ultimiamo in sala prove. Allo stesso modo anche Nicola, che suona la batteria, ha scritto buona parte dei brani nel disco. Anche Andrea, che suona il basso, ha scritto dei brani, come Poveri diavoli. Non c’è mai un processo unico perché tutti scriviamo. In questo disco è nato quasi tutto a casa con qualche software al pc; ciò ci ha permesso di lavorare anche con Divi a distanza. Il testo è l’ultima cosa, perché preferisco costruire parole e melodia su una base di strumenti già solida.  

Nella vostra carriera avete aperto i concerti di tantissimi artisti, ma quale sarebbe l’artista con cui vorreste assolutamente fare un feat e quello con cui invece non lo fareste mai?

Il feat ti direi con Divi, perché gioco in casa. Non lo abbiamo fatto per questo disco ma ci piacerebbe moltissimo farlo in futuro. Coronerebbe un sogno che abbiamo tutti. Non so invece con chi non lo faremmo, penso a qualche artista indie che va adesso. Boh, Ariete, forse, che è il primo artista che non mi piace che mi è venuto in mente. 

E il palco che sognate di calcare?

In Italia di festival che ci piacerebbe fare non saprei cosa risponderti. Una volta ti avrei detto il MI AMI, perché era rock e alternativo. C’era anche La Tempesta, che faceva festival. Ad oggi un qualsiasi festival rock italiano ci andrebbe bene. Il sogno, però, sarebbe Reeding o il Coachella.

Qual è il brano che vi piace di più suonare dal vivo? Fate anche cover?

Il brano che ci piace suonare di più in questo momento è Pugno, che ci diverte molto. Oltretutto lo abbiamo messo come primo pezzo dal vivo, quindi ce lo bruciamo subito. È quello che in questa fase ci diverte, è bello energico, saltellante ed è un buon modo per caricarsi all’inizio del live.

Dal vivo non facciamo cover, ma è capitato un paio di volte. Una volta abbiamo fatto Opinion dei Nirvana, che loro poi non hanno mai registrato e la suona Cobain in acustico in una radio; poi abbiamo registrato Sabotage dei Beastie Boys, ma non l’abbiamo mai suonata dal vivo.

Per concludere, quali sono i vostri progetti futuri?

In questo momento siamo in tour, abbiamo appena chiuso il tour invernale-primaverile e stiamo definendo l’estivo. Pensiamo esclusivamente a suonare e portare in giro l’album; poi sicuramente ci rinchiuderemo in sala prove e penseremo ad un altro album.


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