Intervista | Silvia Carlini: Maith Onlus e pet therapy

Maith Onlus e Università Bicocca insieme per un progetto di prevenzione al bullismo nel carcere minorile Beccaria


Maith Onlus

L’associazione Maith, in collaborazione con l’università degli Studi di Milano-Bicocca, a maggio 2018 ha cominciato un progetto di pet therapy con i cavalli con lo scopo di prevenire il bullismo nell’Istituto Penale Minorile Beccaria di Milano. Per conoscere meglio il progetto e le attività svolte con i ragazzi abbiamo intervistato Silvia Carlini, presidentessa dell’associazione. Ecco cosa ci ha raccontato.

Come è nata l’associazione Maith e di cosa si occupa?

L’associazione Maith è nata nel 2009 e da subito ci siamo occupati di interventi assistiti con gli animali ossia di quella che comunemente viene chiamata pet therapy. Lavoriamo con vari animali tra cui cani, gatti, conigli, porcellini d’india e anche con pony e cavalli come in questo progetto svolto all’interno del carcere minorile Beccaria.

Di cosa si tratta quando si parla di pet theray?

La pet therapy è un percorso riconosciuto dal ministero della Salute e può essere svolta tramite diverse metodologie. La pet therapy terapeutica, come nel caso di questo progetto in collaborazione con l’università, prevede la presenza di uno psicologo specializzato in interventi assistiti con gli animali che supervisiona tutte le attività; l’intervento con gli animali può anche essere di tipo educativo e, se svolto nelle scuole, ci può essere un pedagogista che coordina le varie attività previste dal progetto. La pet therapy può anche prevedere una serie di attività ludiche e ricreative con gli animali effettuate ad esempio in diverse strutture sanitarie.

Quale è il tuo ruolo all’interno dell’associazione?

Io mi occupo del coordinamento di tutti i progetti, sono in contatto con le varie strutture, comunico con i veterinari e con tutti i diversi professionisti per decidere cosa è meglio fare e quali animali è opportuno inserire in determinati contesti.

Con l’università Bicocca state portando avanti un progetto incentrato sulla prevenzione del bullismo all’interno del carcere minorile Beccaria. In cosa consiste e come si è svolto il progetto?

Il progetto è iniziato a maggio dell’anno scorso quindi è praticamente un anno che va avanti. È un progetto che vede coinvolte tre entità: Fondazione Cariplo che ha finanziato tutte le attività dal punto di vista economico, l’associazione Maith che è il capofila e si occupa della gestione e del coordinamento delle attività e poi l’Università Bicocca che con due operatori farà poi un percorso di studio e ricerca sociologica su quello che è accaduto durante questi mesi.

Nello specifico il progetto ha come obiettivo quello di sensibilizzare i ragazzi detenuti sul tema della violenza e del bullismo attraverso una serie di attività svolte con i cavalli della Scuola di equitazione circolo ippico in Villa Scheibler di Rho. Settimanalmente, ogni giovedì pomeriggio, portiamo il cavallo in struttura e lavoriamo con i ragazzi nel giardino che c’è all’interno delle mura del carcere. Per il progetto è stato selezionato da parte del carcere minorile un gruppo di ragazzi che lavorano con noi da un anno. Alcuni di loro hanno lavorato con noi per tutta la durata del progetto, altri invece sono stati inseriti con il passare del tempo. Il progetto si è svolto con la supervisione di uno psicologo e con la presenza di diversi operatori quali il coadiutore del cavallo e i due operatori di Bicocca. Nell’ultimo periodo si è aggiunto un tirocinante della facoltà di sociologia che in seguito condurrà insieme agli altri operatori un’analisi sociologica e antropologica del progetto.

Maith Onlus

In cosa consistono le attività con il cavallo?

Le attività con il cavallo sono diverse ma tutte finalizzate a riscoprire la fiducia in sé stessi e negli altri. Quindi l’obiettivo finale non è tanto far salire i ragazzi a cavallo, ma far si che imparino a fidarsi gli uni degli altri grazie ad esercizi che si svolgono principalmente da terra. Uno di questi consiste nel creare un percorso da far attraversare ad un ragazzo bendato mentre una seconda persona lo conduce con il cavallo. Alla fine di ogni attività si crea sempre un piccolo brainstorming con i ragazzi per capire cosa tutti loro hanno imparato e come gestire le eventuali emozioni negative provate durante la giornata. Gli esercizi, strutturati dallo psicologo e dal coadiutore del cavallo, sono stati portati avanti durante tutto l’anno.

Come è nata la collaborazione con l’università?

Avevamo iniziato con alcuni tirocini all’interno del carcere di San Vittore con due studenti che erano venuti da noi per svolgere la loro tesi in antropologia. Poi parlando anche con la professoressa Bellagamba abbiamo valutato di creare un nuovo progetto all’interno delle carceri. Questo all’interno del carcere minorile Beccaria è un progetto che non era mai stato proposto prima perché è particolarmente innovativo. Quando il progetto è cominciato abbiamo quindi deciso di inserire anche i due ragazzi che avevano già un’esperienza pregressa sia con noi come associazione sia nell’ambito degli interventi assistiti con gli animali in ambito carcerario perché ci avevano affiancato a San Vittore.

Quanto è importante il ruolo dell’animale e della pet therapy per sensibilizzare su queste tematiche anche all’interno di contesti come le carceri?

Secondo me la presenza di un animale è un elemento molto attivante. Prima di tutto perché l’animale non fa domande sulla vita pregressa dei ragazzi e non giudica quello che hanno fatto e quindi loro si sentono molto più rilassati. La presenza del cavallo ha in qualche modo destrutturato quelli che erano i loro comportamenti pregressi. Se all’interno del gruppo c’erano degli episodi di aggressività e bullismo, il lavoro con il cavallo ha stravolto il ruolo di ogni ragazzo, permettendogli di mettersi in gioco nell’imparare a relazionarsi con l’animale. Ecco perché la presenza dell’animale è stata fondamentale in un percorso come questo e ha permesso di creare un contesto diverso da quello che c’era fino a quel momento.

Ci saranno altri progetti futuri in collaborazione con l’università?

Adesso stiamo ancora finendo questo grosso progetto però sicuramente ci sono in mente collaborazioni con il dipartimento di sociologia per nuovi progetti. Come associazione eravamo venuti in Bicocca con gli animali a fare una dimostrazione di pet therapy e probabilmente riproporremo la giornata con il sostegno del dipartimento di sociologia.

Ringraziamo Silvia Carlini per la disponibilità, di seguito alcuni link utili.


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