La dura lotta delle soft science: quando sarà riconosciuta l’importanza della Psicologia?


Psicologia

Il Coronavirus ha certamente cambiato la nostra vita sotto tanti aspetti, con conseguenze e modifiche sia a breve che lungo termine. Tra queste, una in particolare ha attirato la mia attenzione: la norma che ha permesso l’eliminazione dell’Esame di Stato per medici e infermieri, rendendo il tirocinio professionalizzante. Per i non avvezzi, cercherò di spiegare brevemente qual è il percorso accademico solitamente svolto da chi vuole intraprendere una di queste professioni. Innanzitutto, bisogna ottenere una laurea. Dopo il conseguimento del titolo, si svolge il tirocinio e successivamente, se si sono completate tutte le ore necessarie, bisogna superare l’Esame di Stato. Alla fine di questa lunghissima trafila, si ottiene l’abilitazione alla professione.

Lo stesso percorso, anche se con ritmi e peculiarità differenti, deve essere portato a termine dagli psicologi. Essi, almeno sulla carta, fanno parte della categoria delle “professioni sanitarie”. Mi sono dunque chiesta, come mai il “privilegio” dell’eliminazione dell’Esame di Stato, grazie al DI Cura Italia è stato dato a due categorie e non anche alle altre? In piazza, infatti, sono scesi non solo gli psicologi ma anche i farmacisti e i biologi che con il loro lavoro hanno contribuito durante l’emergenza. Certamente, medici e infermieri durante questa pandemia inattesa e sconvolgente sono stati e sono tutt’ora in prima linea. È stato fondamentale che, chi avesse già terminato le ore del tirocinio abilitante, pur senza aver sostenuto l’esame finale, fosse in grado di entrare direttamente in corsia ad aiutare. Non discuto che questa pratica abbia velocizzato l’ingresso di professionisti nel mondo del lavoro in un momento in cui vi era questa necessità. La richiesta della rimozione di questo esame però non è nata oggi, è una lotta portata avanti da tempo.

Ma, soprattutto, vorrei capire: si è discusso a lungo su quanto lo stare chiusi in casa, la mancanza del contatto umano, potessero intaccare la salute mentale di tutti noi. E cosa si è fatto, se non a parole, per riconoscere finalmente l’importanza della scienza psicologica? Poco. Resta relegata sempre in posizioni di “serie b” rispetto alla medicina. Se dunque questa professione è così rilevante in questo momento storico, in modo certamente diverso rispetto a medici e infermieri, come mai non si è cercato di aiutare anche questi professionisti?

Numerosi ragazzi e ragazze sono scesi in questi giorni nelle piazze italiane, da Roma a Milano, da Torino a Palermo. Hanno manifestato in modo educato per far sentire la loro voce. Per gli psicologi l’Esame di Stato non solo è ancora presente ma la sessione di giugno sarà effettuata in modalità agghiaccianti. Se nelle sessioni passate l’esame si svolgeva in più giorni, con tre prove scritte e una orale, nella prossima verrà effettuato in un giorno, con un’unica prova.

A tutta questa questione va aggiunto un disclaimer: la problematica non è insita nella pratica dell’Esame di Stato in sé. Ormai è risaputo: il nostro corpo è un organismo olistico, non formato da blocchi a sé stanti come diceva Cartesio. Mente e corpo sono strettamente connesse, una incide sull’altra e viceversa. Durante questa pandemia, a gran voce tutti dicono di voler riconoscere l’importanza della psicologia, della salute, del benessere in tutte le sue forme…Ma, come si può pretendere che questo riconoscimento avvenga, se questa scienza viene sempre dimenticata e relegata in posizioni secondarie? La mia opinione non vuole certamente sminuire le altre professioni, ma anzi riconoscere quanto tutte siano importanti per l’apporto che danno alla persona e alla società. Tutti noi dovremmo prenderci cura sia del nostro corpo che della nostra mente, affidandoci a dei professionisti. E questi ultimi, è bene che vengano ricompensati in modo adeguato al loro impegno.

Quando questa pandemia ce la saremo lasciati alle spalle sarebbe bene, a mio parere, che venga superata con essa anche la divisione cartesiana che imperterrita pervade le scienze. Quell’arcaica divisione tra scienze hard e soft deve esser abolita, in favore di una collaborazione sempre più proficua tra tutti i professionisti che si occupano del benessere umano e della società.

Articolo a cura di Sara Garnieri


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