Live report | Lucio Corsi al Castello Sforzesco

Il report del concerto di Lucio Corsi al Castello Sforzesco


Lucio Corsi Milano

Lucio Corsi è un artista decisamente curioso: originario di Grosseto, si trasferisce a Milano per intraprendere la carriera musicale, dove riuscirà ad attirare l’attenzione di Matteo Zanobini (Picicca Dischi) e di Federico Dragogna dei Ministri. Influenzato dal glam e dal cantautorato italiano, le sue canzoni sono delle piccole storie surreali e fantasiose, quasi delle filastrocche, delle poesie musicate insomma. Esordisce con Altalena Boy/Vetulonia Dakar nel 2015, che raccoglie i primi due Ep omonimi, seguito nel 2017 da Bestiario Musicale. Il 17 gennaio 2020 esce per l’etichetta Sugar Music il suo ultimo album, Cosa faremo da grandi?, prodotto da Francesco Bianconi dei Baustelle e anticipato dai singoli Cosa faremo da grandi? e Freccia Bianca. Il tour per promuovere il disco, iniziato a febbraio, avrebbe dovuto fare tappa il 14 marzo al Santeria Toscana di Milano tuttavia, a causa dell’emergenza sanitaria è stato interrotto. Fortunatamente, il tour è potuto ricominciare a partire da agosto, per l’occasione in location all’aperto; la data di Milano è stata riprogrammata per il 10 settembre al Castello Sforzesco nell’ambito di Estate Sforzesca.

La data di stasera è sold out, segno dell’apprezzamento del pubblico per Lucio Corsi e in particolare dell’ultimo album. Verso le 21 e 40, le luci si accendono: Lucio Corsi sale sul palco, accompagnato dalla sua banda, come scherzosamente la definisce, composta da Filippo Scandroglio (chitarre), Michelangelo Scandroglio (basso), Marco Ronconi (batteria), Giulio Grillo (tastiere) e Iacopo Nieri (piano). Capelli lunghissimi, viso truccato di bianco e gli occhi segnati di nero, Lucio Corsi si prepara per accompagnarci nelle sue storie a suon di chitarre rock.

Freccia Bianca, con le sue potenti chitarre apre le danze: stasera infatti verrà suonato per intero Cosa faremo da grandi?. L’acustica inizialmente non è ottimale, infatti la batteria sovrasta le chitarre, fondamentali in questo pezzo, tuttavia migliorerà decisamente già a partire dalle canzoni seguenti. Terminato il primo brano, Corsi inizia subito ad interagire col pubblico; prima di suonare le canzoni infatti, racconta sempre le storie che si appresterà a musicare, con un misto di giocosità ed ironia. Seguono L’orologio, in cui il protagonista immagina di poter viaggiare nel tempo indossando un orologio, Trieste e la title track Cosa faremo da grandi?. Personaggi fantasiosi e favolistici animano le canzoni di Corsi. In Amico vola via, c’è un ragazzo di Lugano che era troppo secco e come le foglie volava via col vento; tutti si inventavano modi per tenerlo a terra “ma a nessuno venne in mente di costruirgli le ali“. Bigbuca è una delle gemme dell’album; se nel disco si percepisce una certa raffinatezza negli arrangiamenti, dal vivo le canzoni sono energiche e potenti, merito dell’ottimo gruppo di accompagnamento che supporta le canzoni in maniera magistrale. Onde, a mio parere il pezzo più suggestivo dell’album, viene eseguito in una versione emozionante e dal vivo si riesce a cogliere sicuramente a pieno quella sensazione di farsi trascinare dalle onde nel meriggio (per citare Montale). La ragazza trasparente, canzone d’amore qui suonata in una versione più movimentata e ritmica, chiude la prima parte del concerto. La banda infatti, si ritira e lascia sul palco il solo Lucio Corsi.

Lucio Corsi nel video di Freccia Bianca

Senza titolo, un talking blues acustico, conclude l’esecuzione del nuovo album. Solo sul palco e con una chitarra acustica, Corsi esegue La lepre, tratta da Bestiario Musicale: protagonista di questa storia è appunto una lepre che è riuscita a raggiungere la luna con un salto, “prima di noi, prima dei russi e senza tutti questi calcoli, senza discorsi“. Successivamente, Corsi declama Natale all’Inferno, una poesia senza musica in cui vengono descritte le abbuffate tipiche del Natale con toni apocalittici e pieni di ironia. Corsi si siede poi al pianoforte ed esegue la versione italiana di Hai un amico in me, di Randy Newman, resa famosa dal film Toy Story. Segue un medley composto da Rimmel, di De Gregori, Maremma amara, canzone popolare toscana e infine E non andar più via, di Dalla. Dopo questo ottimo intermezzo, Corsi espone alcune sue riflessioni su Milano e sulle città in generale:

“Quando da una casa in campagna circondata solo da alberi e non da pali della luce mi trovai in città, notai che i parchi sono recintati sempre. Sono delle prigioni di campagna in pratica”.

E al grido di “Parchi liberi!”, la banda ritorna sul palco e ogni componente viene presentato da Lucio Corsi. Viene suonata Il lupo, tratta sempre dal Bestiario Musicale, in una versione riarrangiata in maniera più rock e movimentata rispetto all’originale. Un’altra cover viene eseguita, ovvero Bufalo Bill, poderosa ed energica. Dopo questo pezzo, sul palco arriva un ospite speciale: è Francesco Bianconi dei Baustelle. Insieme cantano Altalena Boy, una delle prime canzoni pubblicate da Corsi; questo è probabilmente il punto più alto della serata. Terminata l’esecuzione, Lucio e la banda si dileguano per pochi secondi e tornano sul palco per eseguire dei veri e propri bis: non eseguono canzoni ancora non suonate come da cliché di ogni musicista, bensì ripetono pezzi già suonati. Vengono infatti eseguiti nuovamente Cosa faremo da grandi?, Trieste e Freccia Bianca, come a chiudere un cerchio. Dopo circa un’ora e un quarto di concerto, Lucio Corsi e la banda ci lasciano definitivamente, facendoci tornare da mondi popolati da personaggi fantasiosi alla realtà che tutti conosciamo.

Cosa possiamo dire? Quel che è certo è che abbiamo trascorso una serata magica, all’insegna di storie surreali e chitarre sprizzanti elettricità. Lucio Corsi è un artista poliedrico: lo dimostra il fatto che si sia alternato continuamente tra chitarre, armonica e pianoforte durante i pezzi. Le canzoni dell’ultimo album rendono decisamente dal vivo ma in modo diverso rispetto al disco. Se in quest’ultimo si percepisce una certa intimità unita alla raffinatezza degli arrangiamenti come già detto, dal vivo le canzoni suonano molto più potenti. Lucio Corsi non è un semplice cantautore, è un cantastorie rock. Eccentrico, fanciullesco e fantasioso: questi aggettivi sintetizzano Lucio Corsi. In tempi come questi, trascorrere momenti all’insegna della fantasia e farsi accompagnare dalla musica in mondi dove ragazzi troppo secchi volano via, dove il vento non è un freno ma una spinta oppure essere trasportati per la penisola dallo spirito del capo indiano Freccia Bianca incarnatosi in un treno non è da poco. E forse ne avremmo più bisogno.


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