Mina, la Tigre di Cremona

Il 25 marzo è il compleanno di Mina. Ripercorriamo assieme la carriera dell'artista e alcune copertine celebri dei suoi album.


Come si può presentare una delle più belle voci e personalità che il panorama artistico italiano abbia mai conosciuto? Mauro Balletti, l’unico fotografo da cui l’artista Mina Mazzini si fa ritrarre, ci prova usando queste parole:

Mina è onomatopeica. Non ha bisogno di spiegazioni o di aggettivi o commentini. Si spiega da sé. Le sue immagini anche.

M. Balletti (Vogue, 4-03-2022)

La storia di Mina inizia il 25 marzo 1940, quando nasce a Busto Arsizio, prima di trasferirsi con la famiglia a Cremona. Da qui il famoso appellativo de la Tigre di Cremona, per l’appunto. La prima “esibizione” si è tenuta al locale La Bussola di Marina di Pietrasanta dove nel 1948 Mina si trovava in vacanza con la famiglia. A fine serata sale sul palco, esortata dagli amici, chiede il microfono al cantante cubano Barreto (il quale aveva appena terminato la sua performance) e per divertimento inizia a cantare. Ritornata in città Mina inizia ad esibirsi insieme agli Happy Boys nelle balere lombarde.

Proprio durante queste serate cremonesi, a Casteldidone, il produttore di Italdisc Davide Matalon le propone di incidere quattro brani. Due in inglese e due in italiano, le prime pubblicate sotto lo pseudonimo Baby Gate (abbandonato dal 1959) e le seconde con il nome originale dell’artista: Mina.

In un’intervista a La Stampa, Mina ricorda il periodo del suo esordio con queste parole, il padre e la madre non erano troppo convinti di questa sua carriera, lei studiava ancora all’epoca e volevano terminasse gli studi:

“Il padre aveva convinto la madre a lasciarla fare: «Tanto, cosa vuoi, durerà qualche settimana questa follia. Lasciamola fare». La lungagnona, invece, è ancora qui che rompe le scatole con quel piccolo meccanismo misterioso che sono le canzoni. Che lei ama e rispetta.”

Mina (La Stampa, 22-09-2008)

Negli anni ’60 e ’70 Mina diventa l’icona che ancora oggi conosciamo. Eclettica, innovativa, brillante, cantante e presentatrice ma anche attrice (Francis Ford Coppola la volle sul set de Il Padrino, ma lei declinò). Tra le altre cose fu anche la prima donna a indossare una minigonna durante un programma tv e sul palco durante i suoi spettacoli.

Le sue ultime esibizioni televisive e in concerto risalgono al 1978, anno in cui la cantante decide di ritirarsi dalle scene e non mostrarsi più. Ma (badate bene, è esattamente in questo preciso istante che si consolida forse il mito di Mina) la sua carriera non termina per codesto motivo: dagli anni ’80 in poi la Tigre di Cremona continua a esser presente, sia come fonte d’ispirazione per altri artisti, sia come voce, continuando a incidere brani col suo timbro e stile inconfondibili.

Mina è senza dubbio una grande professionista, capace di incantare in tutte le vesti che ha saputo sagacemente indossare. Per descriverne la carriera musicale non basterebbe un articolo: ha inciso brani che ancor oggi sono indimenticabili, collaborato coi più grandi artisti italiani (Celentano, Dalla, Battisti tra gli altri) ed internazionali.

Nemmeno i numeri forse riescono davvero a quantificarne la carriera. Nella discografia di Mina si contano: settantadue album in studio e tre dal vivo, circa una quarantina di raccolte, più di 140 singoli, ben cinque colonne sonore e molto altro. È l’artista femminile italiana con il maggior numero di vendite e la più presente nelle classifiche italiane lungo tutta la sua carriera. In occasione del suo compleanno, vogliamo ricordarla mostrandovi alcune delle copertine più belle e particolari dei suoi album, cercando di ripercorrerne la genesi.

Le copertine scelte per le sue opere sono dei veri e propri capolavori, mai banali, anche innovativi per il suo tempo e capaci di restare indelebili negli anni. Mina ha saputo negli anni reinventarsi, innovarsi e stravolgersi nelle rappresentazioni, invadendo o scomparendo totalmente dalle copertine degli album tra collage, illustrazioni, astrazioni e ritratti di vario tipo. Dando vita a una narrazione visiva della sua musica riconoscibile e al tempo stesso unica nel suo genere.

Mina

Ventesimo album della cantante, uscito nel 1971 e contenente brani del calibro di E penso a te, Amor mio (scritte da Mogol e Battisti) e Grande, grande, grande. La copertina vede come unica protagonista dell’immagine una foto di repertorio di un cucciolo di scimmia. Per questo motivo tale raccolta di brani passerà alla storia come “l’album della scimmia“. Durante il periodo d’uscita del disco Mina era in maternità, per dare alla luce la sua primogenita Benedetta. Per tale motivo non vi erano fotografie abbastanza recenti della cantante e si è optato per quest’immagine di copertina. Si tratta del primo album di Mina con una scimmia in copertina, ma non dell’ultimo: nel 2014 è uscito infatti Selfie, il settantaduesimo album della Tigre, che vede un macaco come protagonista dell’immagine.

Rane Supreme

Disco del 1987, suddiviso in due volumi: uno dedicato a reinterpretazioni di brani altrui e uno di inediti della cantante cremonese. Rane Supreme valse all’artista la vincita della Targa Tenco come miglior interprete dell’anno per il 1988. Sia nella copertina del volume 1 che nel 2, il volto di Mina è rappresentato sul corpo di un uomo muscoloso mostrato solo di schiena nella parte due. Accompagnato sempre dall’iconica treccia lunga della cantante e da un trucco pesante e scuro per gli occhi. Nel primo volume Mina reinterpreta i celeberrimi brani di Lucio Battisti Nessun dolore e Sorry Seems to Be the Hardest Word di Elton John.

Caterpillar

Per Caterpillar entra in gioco l’illustratore Gianni Ronco che, insieme a Belletti, è uno storico collaboratore artistico della cantante. In questo album uscito nel 1991, Mina viene raffigurata in stile Botero, totalmente sfigurata ma lasciandone i tratti distintivi: gli occhi, il trucco e i lunghi capelli.

Mina è stata ed è un’artista e una grande visionaria sotto molti aspetti, non solo musicali ma anche socioculturali. Ha saputo, tramite la sua arte parlare al mondo intero. Come anticipato: sarebbe impossibile racchiudere in un articolo tutto ciò che Mina rappresenta e ha creato, per questo tale pezzo si conclude con alcune sue parole di riflessione, sul mondo e sulla musica.

Mi meraviglio. E non sarò l’unica, spero. Sogno un mondo dove ognuno si fa gli affari propri. Un mondo dove vige il rispetto, prima dell’amore. Sono una visionaria? Ben felice di esserlo.

dalla rubrica “Mina per voi”, Vanity Fair, 15 maggio 2012

La musica, bella o brutta, seria o ignorante, santa o puttana, è lunga. E non ti abbandona. È il rumore dell’anima. E ti si attacca alla pelle e al cuore per non lasciarti più.

da Vanity Fair n. 24, 25 giugno 2014


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Sara Garnieri

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