Venezia 18 | Sulla Mia Pelle, il dramma di Stefano Cucchi presentato nella sezione Orizzonti


Sulla Mia Pelle

È il 22 ottobre 2009, Stefano Cucchi è il detenuto numero 148 a perdere la vita dentro le mura del carcere di Regina Coeli quell’anno. Dopo l’arresto, avvenuto sette giorni prima, gli abusi e i maltrattamenti che hanno segnato il destino di Stefano si sono persi nel silenzio delle 140 persone che lo hanno incontrato in quella settimana. Prima dell’inizio del 2010, la conta delle vittime dei soprusi sale a 176.

Prima opera di rilievo del regista Alessio CremoniniSulla Mia Pelle è stato selezionato come film d’apertura della sezione Orizzonti alla 75esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e verrà distribuito da Netflix a partire dal prossimo 12 settembre. A raccontare le ultime ore di vita del giovane Alessandro BorghiJasmine Trinca, nei panni della sorella di Stefano, Ilaria, con la partecipazione di Max Tortora.

 

Nel teaser assistiamo all’arresto e alle dichiarazioni rilasciate da Cucchi interpretati da un Alessandro Borghi trasformato, visibilmente dimagrito, con i capelli rasati e lo sguardo atterrito: “spero che il cinema possa essere uno strumento per fare informazione, per riflettere e per ricercare la verità – ha spiegato l’attore – Cercheremo di far aprire gli occhi a chi ancora, per qualche motivo, non è riuscito a farlo.” Borghi, impegnato sui set di Suburra – La Serie e de Il Primo Re, torna a recitare al fianco di Jasmine Trinca dopo il successo di Fortunata (2017) diretto da Sergio Castellitto.

Grande è l’attesa per il personaggio di Ilaria Cucchi, una figura complessa ed emblematica, un simbolo di coraggio, che il regista ha voluto affidare alla sensibilità di Jasmine Trinca, reduce dalla vittoria di un David di Donatello come Miglior Attrice Protagonista. Cremonini ha raccontato le difficoltà nel dirigere e nell’interpretare un film “fisico” come Sulla Mia Pelle, che oltre all’evidente preparazione nell’aspetto dei due attori avrebbe richiesto una giusta distanza dalla vicenda alla quale l’opera fa riferimento: “è stato fondamentale bilanciare bene ciò che era importante far sapere allo spettatore, i fatti concreti, perchè si facesse un’idea della situazione, con l’emotività e l’umanità che la morte di un figlio, di un fratello, porta con sè, senza scadere nel melodrammatico e nel freddo approccio documentaristico.”


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