Intervista | Andrea Poggio: il futuro nel suo nuovo album

Il futuro è il suo nuovo album, uscito lo scorso 5 maggio e anticipato dal singolo Parole a mezz'aria


Andrea Poggio

Andrea Poggio è un artista poliedrico: dall’esperienza con i Green Like July, alla carriera solista iniziata nel 2017 con l’album Controluce. Lavora alla colonna sonora del film Onoda del regista francese Arthur Harari, che porterà la sua musica in apertura della sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes nel 2021; proprio in quell’anno inizia la scrittura de Il futuro, il suo secondo album in studio uscito lo scorso 5 maggio e anticipato dal singolo Parole a mezz’aria.

Abbiamo scambiato due chiacchiere con Andrea Poggio alla vigilia dell’uscita del singolo, ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Andrea, per cominciare ti chiederei una piccola presentazione del tuo progetto

Mi chiamo Andrea Poggio, sono un musicista, cerco di scrivere delle belle canzoni e spero di riuscirci. 

Vorrei parlare del tuo ultimo singolo, Parole a mezzaria: è una canzone che allascolto sembra triste ma in realtà ti trasporta e ti dà tranquillità. Era questo leffetto che volevi ottenere?

Mi piace, nelle canzoni, giocare di contrasto, ricorrere all’antico espediente di abbinare una parte musicale più uptempo, come quella di Parole a mezzaria, ad un testo un po’ meno allegro. Peraltro Parole a mezzaria non è un brano necessariamente triste. Forse è un po’ malinconico, certamente è un brano che si basa sul non detto, in cui la narrazione tutta è incentrata su frasi lasciate a metà. 

Il titolo Parole a mezzaria cosa significa in particolare?

È un brano fatto di frasi interrotte, di parole non dette, appunto, di parole a mezz’aria.

Qual è il messaggio che, attraverso questa canzone, vorresti arrivasse a chi la ascolta?

È una canzone che si basa sull’ambiguità, il cui messaggio è proprio il non voler svelare il suo messaggio in maniera diretta. Devo confessarti che, anche da ascoltatore, non ho nessun interesse a capire il significato o la trama di una canzone. Gli spazi bianchi sono utili affinché l’ascoltatore li riempia a suo piacimento. Ovviamente per me la canzone ha un suo significato specifico, ma non lo voglio imporre all’ascoltatore, voglio che l’ascoltatore sia libero di interpretare il brano come meglio crede.

Al liceo leggevo molto Calvino, che lasciava delle pagine incomplete cosicché il lettore avesse libera interpretazione del significato delle sue parole; mi ricorda molto questa tua filosofia

Capisco cosa vuoi dire, ma penso che il tuo paragone sia calzante fino ad un certo punto. Per Calvino il lasciare la pagina incompleta è una scelta; nel caso della canzoni è una scelta obbligata, legata ai limiti propri della forma narrativa, al fatto che gli spazi di una canzone sono molto più ridotti rispetto agli spazi di un libro. Sono anche spazi che talvolta vengono integrati dalla parte musicale. La musica è in grado di colmare quelle parti rimaste incomplete, quelle frasi interrotte. Pensiamo ad un brano come Gli impermeabili di Paolo Conte e a quel e ricomincerà, come da un rendez-vous, non serve aggiungere altro, è la musica che fa il resto, che spiega tutto.

Stavamo parlando di contraddizioni allinterno della canzone e ti volevo chiedere: c’è una contraddizione nella tua volontà di coniugare la tradizione del cantautorato italiano con un approccio più moderno, contemporaneo? 

Sono nato ascoltando Dylan, Leonard Cohen e i Beatles, ma, come è naturale, a questi ascolti negli anni se ne sono affiancati altri. Da musicista credo che sia molto importante parlare il linguaggio del proprio tempo e non riprodurre in maniera pedestre i modelli del passato. Non è una cosa semplice, ma questo dovrebbe essere l’obiettivo di qualsiasi musicista che scrive e registra musica al giorno d’oggi. E non significa dimenticare i maestri e la tradizione. La tradizione italiana è ricca e imprescindibile, ma deve essere solo il punto di partenza, la base dalla quale cercare strade nuove.

Una domanda un poprovocatoria: come ti vedi tra cinque anni?

Questa è una domanda molto interessante visto che il mondo in cui opero si modifica e cambia di mese in mese. Spero per voi che non sarò a fare dei balletti su TikTok, ma chissà. Mi auguro di continuare a scrivere dei dischi e non solo dei singoli, di non piegarmi alla logica delle piattaforme digitali. Per me la forma disco è ancora molto importante, lo vedo come lo spazio necessario e indispensabile per creare un mondo, un immaginario entro il quale fare agire le canzoni.

Per concludere: quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il 5 maggio è uscito il mio nuovo disco, Il futuro, e al momento spero di poterlo portare in giro il più possibile.


Radio Bicocca

3 Comments

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