Tornare a vincere non è (solo) un film sul basket


Sembra proprio che queste saranno le ultime settimane in cui non avremo l’occasione di gustarci un bel film al cinema. Se i numeri della pandemia continueranno a seguire questo trend di decrescita, seppur lenta, le sale riapriranno a breve. E noi saremo i primi a fiondarci al cinema. Oggi però dobbiamo accontentarci ancora della tv per i film in prima visione. Su Sky Cinema questo mese sono tanti i titoli cinematografici interessanti che possiamo vedere. Molti sarebbero dovuti uscire sul grande schermo lo scorso anno ma come ben sappiamo la pandemia ha fortemente scombussolato i piani del settore. Tra questi c’è anche Tornare a vincere, diretto da Gavin O’Connor. Il film è uscito al cinema negli Stati Uniti a marzo 2020 ma da noi non è mai arrivato nelle sale dato che in quel periodo iniziava il primo lockdown.

Ben Affleck assoluto protagonista

Ben Affleck domina completamente la scena, tanto che facciamo quasi fatica a ricordarci chi siano gli altri attori che hanno preso parte al film. In Tornare a vincere veste i panni di Jack Cunningham, ex stella del basket liceale capace di portare la squadra della sua scuola al titolo per più anni di fila. All’inizio del film però di tutto questo non c’è praticamente più nulla. Jack è un operaio che ha superato la giovinezza e che passa le sue giornate tra lavoro e lattine di birre. La sua dipendenza dall’alcol lo sta rovinando. Non solo passa tutte le sue serate nel bar di quartiere dove puntualmente finisce per non reggersi in piedi a causa dell’alcol, il suo abuso va oltre. Emblematica è in questo senso una delle prime scene in cui lo vediamo intento a scolarsi una birra al mattino, mentre è sotto la doccia, appena dopo essersi svegliato.

Vive una vita triste che sta andando sempre più a rotoli. Una vita che lo vede sempre solo e in balia della sua dipendenza. Lontano anche dalla moglie Angela (interpretata da Janina Gavankar) con cui ha divorziato tempo prima. All’inizio del film non conosciamo il motivo della loro separazione. Questo è un particolare fondamentale della trama che si scopre nel corso della pellicola e che non vi sveliamo per non spoilerarvi nulla.

A un certo punto però arriva una chiamata che risveglierà, almeno in parte o meglio, almeno per un certo periodo di tempo, il vecchio Jack amante del basket. Il preside del suo ex-liceo lo vuole come nuovo coach della squadra di pallacanestro. Dopo vari giorni di riflessioni e tentennamenti Jack finisce per accettare la proposta. All’inizio il team è un mezzo disastro, ma il nostro protagonista, coadiuvato anche dal viceallenatore Dan, interpretato da Al Madrigal, riesce velocemente a entrare nella testa dei suoi giocatori, aiutandoli a migliorare uno a uno.

Il regista, Gavin O’Connor, non è nuovo a trattare tematiche sportive nei suoi film. Infatti, nel 2004 ha diretto Miracle, film che racconta la storia della nazionale USA di hockey su ghiaccio, impegnata alle Olimpiadi del 1980, pellicola che potete trovare in streaming su Disney+. Inoltre, O’Connor aveva già diretto Ben Affleck, con cui è anche amico, nel thriller The Accountant (2016).

Il basket come mezzo per raccontare una storia

Di prodotti video che hanno come protagonista il gioco del basket negli ultimi anni ne stanno uscendo davvero tanti. Il 2020 è stato l’anno di Michael Jordan con la docuserie The Last Dance, che ha raccontato la stagione NBA 1997/98 dei suoi Chicago Bulls. Quest’anno, sempre su Netflix, è arrivato il docufilm sulla carriera di uno dei più grandi cestisti europei di sempre: stiamo parlando di Tony Parker: The Final Shot. Ma abbandonando il lato documentaristico, abbiamo avuto perle, anche se ormai un po’ datate, come Glory Road (2006) o Coach Carter (2005).

Tornare a vincere si inserisce in questo filone. E anche qui il basket e lo sport più in generale sono il mezzo scelto per raccontarci una storia di vita. Perché come anticipato nel titolo, Tornare a vincere è un film che ha al centro della sua storia il basket, ma sa andare oltre. Anche perché non ci sarebbe niente di davvero avvincente nel vedere il miglioramento di una squadra, che all’inizio perde tutte le partite e pian piano migliora. Il 90% dei film di sport giocano su questa narrativa. Qui il basket rappresenta infatti l’opportunità di riscatto per un uomo corroso dai vizi e dalle dipendenze, che grazie al ruolo da allenatore può tornare a vivere e abbandonare per un attimo la negatività di tutto quello che lo circonda. Attenzione però al finale che non è esattamente quello rose e fiori, tipico di un film Disney.

Interpretare personaggi prevedibili mi annoia a morte. E poi avevo fatto molti film di tipo più tecnico e basato sugli effetti, volevo qualcosa di più realistico e personale, più di un dramma umano. Questo è un uomo onesto, reale, non quel tipo di eroe da film che non si rintraccia nella propria cerchia di amici. Quando mi calo nei panni di qualcuno devo simpatizzare con lui, trovare quella specie di eroe che ognuno di noi è, a modo suo. E la sceneggiatura era nuda, sincera, mi ha commosso.

Ben Affleck in un’intervista rilasciata a GQ Italia.

Nota a margine, un grande punto di forza del film è sicuramente la resa cromatica delle scene. I colori sono così reali, che più che una pellicola cinematografica, Tornare a vincere sembra proprio uno spaccato di vita, così immediato che sembra registrato col cellulare.


Matteo Piana

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