Wanna Marchi, una “regina” tra Netflix e realtà

Un crudo ritratto della "regina delle televendite".


Lo scorso 21 settembre la piattaforma di streaming Netflix ha pubblicato una rivoluzionaria docuserie su uno dei personaggi più controversi della televisione italiana: Wanna Marchi. Zero filtri, zero tagli, solo verità scomode e ricostruzioni ufficiali prese dalle indagini della Guardia di finanza. Il fattore aggiunto? Le testimonianze della stessa protagonista, che immergono lo spettatore nei meccanismi del diabolico ingranaggio della “truffa delle truffe”.

Chi è Wanna Marchi?

Definita dalla società italiana degli anni ’80 “la regina delle televendite”, Wanna Marchi è forse il primo prototipo di influencer che il nostro paese abbia potuto conoscere. Nata come semplice venditrice, si fece notare alla fine degli anni ’70 per le sue spiccate capacità di indurre le persone ad acquistare prodotti che, come direbbe lei stessa “non sapevano di aver bisogno”. La grande opportunità arrivò quando le venne proposto di firmare il primo contratto in televisione, ovviamente con il compito di rendere ancora più proficue le televendite, già comunque molto di moda in quel periodo.

In poco tempo bruciò ogni tipo di concorrenza, piazzandosi settimana dopo settimana al primo posto delle classifiche dei migliori venditori.

Iniziò così il breve, ma estremamente incisivo, trono della regina italiana, costruito a discapito del portafoglio di spettatori ancora poco abituati al mondo delle truffe.

Una serie cruda e introspettiva

Per salvaguardare la curiosità di chi non conosce la storia, ci limiteremo a spiegare brevemente la base della truffa ideata, senza cadere in fastidiosi spoiler. Fondamentalmente l’obiettivo di Wanna Marchi e della sua amata e fedelissima figlia Stefania Nobile era di vendere speciali rimedi di un presunto maestro di vita. Si tratta di Mario Pacheco do Nascimento, ovviamente complice delle truffatrici. Tramite lo spazio a disposizione in tv spiegava una parte delle procedure che avrebbero potuto cambiare la vita degli italiani, concedendo l’imperdibile opportunità di chiamare al numero in sovraimpressione e, a seguito di un importante versamento di denaro, ottenere tutti i benefici.

La particolarità della serie sta nella scelta di aver chiamato a partecipare le stesse protagoniste, le quali si sono concesse a una lunga intervista. Ciò che salta subito all’occhio è l’aggressività e la convinzione con cui Wanna Marchi ha deciso di raccontare e far rivivere le parti salienti della sua storia da truffatrice, rimanendo saldamente incollata alle proprie posizioni. L’ossessione del potere, quella di primeggiare e la ricerca dell’onnipotenza fanno solamente da sfondo in un flusso di coscienza che tuttora cerca di convincere lo spettatore della “genuinità” delle sue azioni. Nella mente contorta della “regina delle televendite” ci sarà sempre la colpevolizzazione di chi si è effettivamente fidato dei suoi discutibili metodi sovrannaturali per affrontare i momenti negativi della vita, lasciandosi persino andare ad insulti pesanti nei confronti delle vittime.

L’ennesimo tentativo, alla veneranda età di 80 anni, di vendere qualcosa che non esiste: la sua innocenza.

Una truffa “vintage”

La docuserie Netflix è riuscita a far rivivere il periodo d’oro delle televendite, facendo riaffiorare anche qualche ricordo. Un’Italia attirata dalla novità, un po’ credulona e anche disperata è quella descritta nei quattro episodi che raccontano le vicende. Infatti, come suggerisce la stessa Marchi nell’intervista, non esiste italiano a quel tempo che non avesse acquistato un prodotto pubblicizzato da lei.

Ma come si sarebbe comportata una Wanna Marchi nell’Italia di oggi? Anche il “mestiere” del truffatore ha cambiato connotati con la digitalizzazione, allontanandosi dai tentativi di persuasione verbale e favorendo invece tecniche più sofisticate. La Polizia di Stato stima addirittura una perdita annua pro capite di oltre duemila euro causata dai numerosi metodi fraudolenti. L’armamentario ad oggi adoperato va da email contenenti particolari virus in grado di attaccare PC, a messaggi che si spacciano per banche chiedendo dati sensibili. Certamente mettere a disposizione una così grande quantità di mezzi alla “regina delle televendite” avrebbe potuto essere catastrofico…

Il mondo delle televendite, soprattutto quelle finalizzate a ingannare il prossimo, è ormai praticamente tramontato grazie a due motivi principali. Il primo è sicuramente il prezioso intervento delle autorità competenti ma dall’altra parte è doveroso riconoscere il ruolo fondamentale del “mondo social”. La cosiddetta generazione Z è statisticamente meno soggetta a cadere in una truffa e ciò è dovuto al vantaggio di essere costantemente connessi e aggiornati.

La vera strada per combattere chi vuole arricchirsi indebitamente sulle spalle degli altri è la collaborazione, ma soprattutto il coraggio di ammettere di essere stato vittima di un sistema criminale.


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