Cine Trash: Emoji – Accendi le emozioni


Emoji

Bentornati su Cine Trash: la rubrica sui film di serie B. Qui tratteremo tutti quei film trash che, nella loro bruttezza, sono diventati veri e propri capolavori del genere. L’episodio di oggi sarà dedicato a Emoji, il film sulle simpatiche faccine del quale nessuno sentiva il bisogno.

emoji

Emoji Movie

Diretto da: Anthony Leondis

Anno: 2017

Genere: Animazione

Percentuale Trash: 10%

Sono arrabbiato con questo film.
Non ero sicuro di voler scrivere questo articolo. Il dubbio è sorto in seguito alla domanda “ma è trash o è soltanto brutto?”. Non ho trovato risposta, ma non posso pensare di aver visto questo film per niente, quindi condividerò comunque i miei pensieri con voi.  >:(

Si, quella era un emoticon arrabbiata, e la userò per esprimere tutto il mio disappunto.

Ipocrisia portami via

Nel film il product placement è fin troppo evidente. WeChat, Just Dance e soprattutto Candy Crush sono sponsorizzati in maniera quasi imbarazzante: non contenti di inserire soltanto i vari loghi a tutto schermo, hanno ben pensato di inserire nel film dei tutorial per spiegare il funzionamento dei singoli giochi.

Ma la verità è un’altra. Non è questo che mi da fastidio. Ci sono film pensati unicamente a questo scopo, come Angry Birds o un qualsiasi cartone degli anni ’80, dai Transformers ai My Little Pony. Ma in tutti questi casi l’obiettivo era fare pubblicità al prodotto tramite una storia.
Nel film delle Emoji invece commettono un errore fatale: si mettono a farti la morale. Ad inizio film, infatti, una voce narrante spiega come i giovani di oggi siano capaci solo di comunicare con i messaggi, di come la tecnologia sia ormai l’unico contatto con la realtà e di come gli adolescenti siano incapaci di esprimere le proprie emozioni.

Se mi fai una premessa del genere, non ti puoi azzardare a mettere pubblicità così invasive nel film, spingendo il ragazzino di turno a scaricare questa o quell’altra applicazione.

Boooooomer

Come avrete intuito, il film è stato scritto da persone quantomeno cinquantenni che la tecnologia non la sanno nemmeno usare, proprio la classica definizione di boomer insomma. Questo si capisce innanzitutto dalla critica approssimativa alle nuove generazioni e, soprattutto, da come hanno costruito il mondo digitale.

Ad esempio, accanto ad app realmente esistenti come le sopracitate, troveremo una fantomatica app chiamata PIRATERIA. Perché è risaputo che la pirateria non è un azione illegale ma un app che si può tranquillamente scaricare. Basta andare sullo store del vostro telefono, cliccare Installa, ed istantaneamente diventerete degli Hacker.

Emoji
Questi sarete voi dopo aver scaricato l’app Pirateria.

Che pazienza che ci vuole.

Nel mondo di Emoji Movie, ad ogni app corrisponde una città. Messaggiopoli, ad esempio, è dove vivono le emoji….e quindi chi vive nell’app PIRATERIA? Ovviamente un sacco di personaggi che non dovrebbero trovarsi lì, anche ammesso che l’app pirateria esistesse davvero. Oltre a virus e cavalli di troia, troveremo spam e troll.
In particolare, trovo fastidiosa la presenza dei troll che, per chi non lo sapesse, sono quelle persone che di “mestiere” fanno i provocatori sul web, facendo arrabbiare di proposito gli altri utenti. Oltre al fatto che il termine troll andava di moda almeno dieci anni fa, la cosa scandalosa è che chi ha scritto il film non si sia nemmeno sforzato di capire cosa questo termine significhi realmente.

App Pirateria, ma per favore.

Altra chicca da boomer è l’idea che i giovani di oggi giochino a Candy Crush. Ditemi, nel 2017, quanti ragazzini adolescenti giocavano a Candy Crush. Nessuno. E sapete perché? Perché nel 2016 è uscito Pokemon Go, e tutti giocavano a quello. Vuoi parlare del mondo dei giovani? Questa è la realtà. Per non parlare poi del fatto che, sempre secondo il film, gli adolescenti si scrivono le e-mail tra loro per parlare.

>:(

Mancanza di idee

Io posso capire che pensare ogni volta ad una trama completamente innovativa sia complicato, specialmente se alle spalle non è presente un team di supporto più che robusto. Ma in questo caso il punto di partenza è veramente un’idea orripilante. Un film sulle emoji…perché? Chi ne sentiva il bisogno?
La Sony Pictures poi, non contenta, ha anche deciso di copiare in malo modo altre pellicole di successo come Inside Out e Ralph Spacca tutto.

Anche il cast di doppiatori non è esattamente brillante, fatta eccezione per Patrick Stewart, il celeberrimo Picard della serie Star Trek. E quale ruolo gli sarà mai stato assegnato? Quello della cacchina.
Non scherzo, dopo anni di onorata carriera spaziale è stato arruolato per doppiare l’emoji di una cacca.

La trama, come immaginerete, ha delle voragini logiche, come il fatto che l’emoji protagonista ha dei genitori. A proposito, mi sono accorto solo ora di non aver spiegato di cosa parli di questo cartone.

Trama

Siamo a Messaggiopoli e ogni emoji può provare una sola emozione: l’emoji felice è sempre felice, quella triste è sempre triste e così via. Il protagonista dovrebbe essere la faccina del Meh ma, in realtà, lui è speciale. Perché è il protagonista, e quindi DEVE essere speciale.

La sua peculiarità è quella di provare molte emozioni diverse, assumendo perciò diverse espressioni facciali. E questo non va bene, perché se il proprietario del telefono si accorge di avere un emoji difettosa farà formattare il cellulare per ripristinare i dati di fabbrica.

In breve, Meh è costretto a fuggire insieme a batti il cinque, l’emoji della manina in cerca di gloria. Insieme dovranno trovare un emoji hacker in grado di sistemare i problemi di personalità di Meh e, allo stesso tempo, ridare popolarità a mano.
Ovviamente l’hacker si trova nell’app pirateria.

Una volta trovata la ragazzina-hacker, si scopre che il modo per risolvere i problemi di entrambi è quello di modificare il codice e, per farlo, è necessario andare in Dropbox. Non si capirà mai perché proprio in Dropbox visto che, fino a prova contraria, è semplicemente un cloud dove archiviare i dati. Ma il discorso del boomer vale anche ora, immagino. Il resto del film è una corsa contro il tempo e senza senso, cercando di arrivare in Dropbox prima che tutti i dati del cellulare vengano cancellati.

Il finale nemmeno ve lo spiego, è talmente insensato che merita di essere visto con i propri occhi.

Questo film mi ha fatto arrabbiare, mi ha dato fastidio l’ipocrisia che permea ogni scena, ho odiate le mille battute sulla cacca e avrei da contestare il non-sense di alcuni personaggi. Consigliato a chiunque voglia sapere in che modo viene vista la tecnologia da chi non l’ha mai usata.

Dove vederlo:


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