Bicocca Tips: un mondo in Slo-mo

Epico, coinvolgente ed emozionante, lo slow-motion è una delle tecniche cinematografiche più affascinanti di sempre; ecco qualche consiglio per conoscerlo meglio!


Matrix

Sarà la quarantena, ma io ho l’impressione che il tempo corra sempre più lento. Nelle lunghe giornate trascorse in casa, anche i più piccoli movimenti, i momenti morti e quelli più attivi, le parole scambiate la sera a tavola in famiglia e perfino la televisione dei vicini nelle prime ore del mattino, vengono incredibilmente amplificati e quasi mi sembra di vivere in una piccola grande bolla. Chiusa dentro queste quattro mura, ne sono certa, sto vivendo una vita in slow-motion. 

No, non chiamatelo rallenty.
Lo slow-motion è forse la tecnica più popolare nel mondo del cinema, un marchio di fabbrica per film come Matrix (in copertina), che ha portato un’intera generazione di giovani a credere di poter schivare colpi e manate come il Neo di Keanu Reeves nella trilogia delle sorelle Wachowski

Scopriamo quindi insieme qualche segreto dello slo-mo, dal suo significato alla sua realizzazione tecnica:

  1. 1 Cinema: In The Mood for Love


    È il 1962 e il palazzo in cui vivono le famiglie di Su e Chow è pieno di vita. Tra le chiacchiere e gli attimi di quotidianità, i due rimangono spesso soli mentre i loro rispettivi compagni portano avanti una relazione extraconiugale, ormai non più segreta. Tra Su e Chow inizia così un rapporto prima di tutto lavorativo, che si trasformerà poi in un amore platonico, che rimarrà purtroppo tale per una serie di coincidenze fortuite.

    Gli sguardi, i piccoli gesti e gli atti mancati sono i veri protagonisti di In the mood for love (2000) del regista e sceneggiatore cinese Wong Kar-Wai. Qui il delicato, quasi impercettibile, uso dello slow-motion, completamente estraneo alle dinamiche elettrizzanti dei film d'azione occidentali, va ad incorniciare un vissuto straniante e contrappunta così tutti quei momenti in cui Su e Chow cercano un contatto, senza riuscire mai veramente ad ottenerlo. 

    Oltre al valore artistico della pellicola, il lavoro di Wong Kar-Wai ha anche un importante significato storico: il regista mette la cultura orientale, con il suo modo di intepretare il tempo che scorre e le relazioni umane, faccia a faccia con gli usi e i costumi occidentali, che proprio negli anni Sessanta facevano prepotentemente capolino in Cina. 

  2. 2 Cinema: Les Amours Imaginaires


    Quello di Xavier Dolan è un cinema estremamente citazionista.

    Bastano i pochi minuti della clip in copertina a questo paragrafo, tratti dal film Les amours imaginaires (2010), per notare la forte influnza di Wong Kar-Wai sul girato del regista canadese. Anche se le due scene si assomigliano molto tra loro, gli intenti, lo stile, e quindi il significato del movimento rallentato, variano notevolmente. 

    Dolan ha fatto dello slow-motion, irrimediabilmente accompagnato da una colonna sonora di tutto punto (nel take presentato qui, da Bang Bang di Dalida), la sua firma stilistica. Estroso, quasi pacchiano, il movimento rallentato rappresenta un momento di riflessione, di dubbio, dei personaggi del regista. Nella clip, Francis e Marie si preparano ad incontrare Nicolas, del quale sono entrambi innamorati; il compleanno del giovane è alle porte e nessuno dei due ha infatti intenzione di fare un regalo che possa sfigurare rispetto a quello del proprio rivale in amore. Così i finti sorrisi, gli sguardi decisi e i passi fermi vengono esasperati fino a mettere in chiaro che in amore "vincerà chi al cuore colpirà".

  3. 3 Canale YouTube: Peter McKinnon


    In fin dei conti, lo slow-motion è una questione tecnica: un video è a tutti gli effetti una sequenza di scatti fotografici riprodotti ad una certa velocità, in modo tale che questi riproducano un movimento fluido ed omogeneo. In dettaglio, bastano solo 16 fotografie in un secondo perchè il nostro occhio sia in grado di percepire che il soggetto delle immagini (o frames) si sta muovendo. Manipolando la quantità di frame registrati (e riprodotti) al secondo si possono quindi ottenere effetti curiosi: quello che accade normalmente è che un filmmaker, come il protagonista di questo paragrafo, Peter McKinnon, registra, ad esempio, 60 o 120 fotogrammi al secondo e li riproduce poi ad una velocità di 24 fotogrammi al secondo, uno standard per il mondo del cinema. Il risultato è che la storia che veniva in un primo momento raccontata in un secondo viene ora "spalmata" su circa 3 secondi.

    Peter McKinnon ha fatto di questo semplice espediente tecnico una vera e propria carriera. Sul suo canale YouTube, McKinnon ha raccontato ai followers come girare un b-roll (un termine tecnico per descrivere il materiale che viene inserito in una pellicola ma che non è necessario a raccontarne la trama) cinematico usando proprio lo slow-motion. Certo, ha svelato un po' della magia della quale il cinema vive, ma poco importa: con un po' di pratica (e tanta pazienza), d'ora in avanti saremo tutti in grado di girare un video degno del miglior regista di Hollywood!


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