Il talento del calabrone: tra poesia e tensione


Il 18 Novembre sulla piattaforma Amazon Prime Video è uscito Il Talento del Calabrone, un thriller italiano a cura del regista Giacomo Cimini.

La vicenda avviene nel corso di una sola notte. Siamo a Milano, nella sede di Radio 105, dove il dj Steph, sta tenendo come di consueto il suo programma radiofonico di successo. Ma proprio nel bel mezzo del programma arriva una chiamata da un uomo che dice di stare per suicidarsi mentre gira per la città a bordo di un’autobomba. La vicenda avviene tutta tramite il telefono, in diretta nazionale con il pubblico che da casa continua a commentare. I personaggi appaiono impotenti di fronte alla vicenda, e anche chi lo guarda dall’altra parte dello schermo non può fare a meno di chiedersi cosa accadrà.

Il film ha una bella regia, i movimenti della macchina da presa scandiscono bene le dinamiche e anche i momenti statici risultano incisivi. Il pezzo forte è sicuramente la colonna sonora, il film si apre con Crazy di Gnarls Barkley facendo entrare lo spettatore subito nella realtà radiofonica. Per tutto il resto del film, però, sentiamo solo pezzi di musica classica, richiesti direttamente da Carlo, il protagonista. Anche senza essere una particolare amante della musica classica ho trovato questa scelta molto apprezzabile, sia perché è assolutamente coerente con la trama, sia perché questo genere permette di creare un effetto di tensione ma anche di poesia, coinvolgendo lo spettatore.

Ci sono però anche dei punti deboli. I personaggi principali sono solo tre, nel corso della storia subentrano altri personaggi che vanno a completare la cornice del film, nonostante essi non catalizzino l’attenzione, ho trovato la loro interpretazione molto superficiale al punto da farli risultare a tratti quasi fastidiosi. Inoltre bisogna ammettere che ci sono alcuni elementi un po’ banali ed esagerati. Il film si vuole ispirare forse troppo alle produzioni americane e quest’emulazione in alcuni momenti risulta poca funzionale.

Sicuramente il punto forte è l’interpretazione di Sergio Castellitto, il suo personaggio, in quanto protagonista, è l’unico che viene davvero approfondito da un punto di vista psicologico e l’attore è squisitamente credibile. Lo spettatore riesce a percepire la sua disperazione e la sua emotività e non risulta mai banale.

Ultima nota di merito è il finale, senza fare spoiler, posso dirvi che è una conclusione sensata e coerente. Qualcuno potrebbe dire che è scontato, ma secondo me è invece molto efficace. Personalmente non penso che la storia avrebbe potuto finire diversamente. Lo spettatore ottiene tutte le risposte alle domande che si è posto durante il film, il puzzle viene completato senza però dover rinunciare all’effetto sorpresa.

Tutto sommato Il Talento del Calabrone è un bel film e rappresenta un buono prodotto per il panorama cinematografico italiano. Soprattutto in questi giorni in cui siamo in casa, può essere un passatempo valido.

Voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti.


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Irene Lantano

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