Elisa Lam, il caso e la scena del crimine al Cecil Hotel


Gli amanti del crimine non possono perdersi questo breve appuntamento, uscito il 10 febbraio sulla piattaforma di streaming, Netflix. Sto parlando della mini serie true crime di soli 4 episodi: Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel. La serie è ideata e diretta da Joe Berlinger, conosciuto nel panorama true crime per il successo delle docuserie Conversazioni con un killer: il caso Bundy e Night Stalker: Caccia a un serial killer (consiglio la visione di entrambe se siete fan del genere). In queste brevi puntate, verrete trasportati sulla scena del delitto di Elisa Lam, una giovane studentessa di 21 anni, scomparsa e ritrovata morta nel febbraio del 2013.

Il Cecil Hotel

Tutto il racconto e le testimonianze hanno come sfondo il Cecil Hotel e, in particolare, Skid Row: un distretto della periferia di Los Angeles in cui sorge l’hotel, che contiene una delle più grandi popolazioni di senzatetto degli Stati Uniti. Aperto nel 1927, il Cecil Hotel era inizialmente un lussureggiante albergo da 700 stanze, ma subì un declino tra la fine degli anni ‘30 e l’inizio degli anni ‘50. A causa della crescente pericolosità del quartiere, l’hotel diventò dimora di clochard, fuggitivi e, a volte, noti serial killer. Come il famoso Richard Ramirez, detto The Night Stalker, che vi soggiornò nell’estate del 1985.

Per risollevarsi da un imminente fallimento, l’hotel venne modernizzato e ribattezzato nel 2011 con il nome di Stay on Main. Dopo essere stato coinvolto nella bufera dell’omicidio di Elisa Lam, è stato venduto e chiuso nel 2017. Attualmente è in fase di completo restauro per essere trasformato in un albergo di lusso, che, si dice, vanterà addirittura una piscina sul tetto.

Il caso in pillole

Elisa Lam era una ragazza dolce, ingenua, con molte insicurezze, ma piena di speranze e sogni che trasparivano nel suo profilo Tumblr, usato come diario per raccontare tutto ciò che le passava nella testa. Per prendere una pausa dai suoi studi e fare ordine nei suoi pensieri, la giovane studentessa, decide di intraprendere un viaggio in solitario per la West Coast. Parte quindi alla scoperta della città di Los Angeles come una qualunque turista in vacanza e conosce nuove persone. Ma un giorno, all’improvviso, di lei non c’è più traccia, come se il Cecil Hotel l’avesse letteralmente inghiottita. Non è da lei scomparire in questo modo, perciò, non avendo più sue notizie, i genitori ne denunciano la scomparsa, e la polizia di Los Angeles inizia ad indagare su un caso che sembra iniziato al Cecil Hotel, ma che non si sa dove porti.

Lo zampino dei social

Sebbene il nome di Elisa Lam potrebbe non suonare familiare, è improbabile non essersi imbattuti nello strano video registrato da una telecamera dell’hotel, che la ritrae per l’ultima volta in vita. Proprio questo video venne condiviso nel febbraio del 2013 dal giornalista Dennis Romero su You Tube, credendo che potesse tornare utile per le indagini. La polizia di Los Angeles sperava nell’aiuto dei cittadini, che avrebbero potuto riconoscere la studentessa dispersa per strada o fornire indizi importanti sulla sua scomparsa. Il potere della condivisione si dimostrò prorompente: il video, soprattutto per gli strani comportamenti della ragazza, diventò virale. In brevissimo tempo fece il giro del mondo e scatenò letteralmente i cosiddetti “segugi del web”. Ed è proprio qui che, a mio avviso, la serie inizia a perdere di riferimento la rotta.

Considerazioni finali

L’inizio appare molto promettente, con interviste e testimonianze affidate agli incaricati del caso, ai clienti dell’albergo, alla direttrice e ai dipendenti dell’hotel dell’epoca. Per buona parte degli episodi finali, però, dà voce ad appassionati del crimine, Youtubers e ossessionati del caso. I quali hanno spesso agito come se fossero membri della famiglia Lam, e , con la pretesa di saperne di più della polizia, hanno costruito un’aura di cospirazione intorno ad un caso tragico e misterioso.

Per trarre delle conclusioni: se dalla serie ci si aspetta che faccia chiarezza sul caso, si sarà certamente accontentati e non la terminerete delusi. Dall’altro lato però, permetterà di comprendere quanto sia dannoso il potere dei social, se questi vengono usati senza giudizio. Spesso si dimentica che, dietro a questi avvenimenti, c’è sempre una persona, con le proprie sensazioni e il proprio vissuto. Non si tratta di una gara di notorietà tra chi, per primo, arriverà ala soluzione del caso.

Un messaggio al termine della serie che promuove sostegno e consapevolezza riguardo a fragili temi che riguardano la salute mentale e non solo. La piattaforma Wannatalkaboutit è ideata da Netflix.


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Sara Lualdi

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