Milano fashion week donna primavera/estate 2020: tutto quello che vi siete persi


Fashion Week

Se dal 17 al 23 settembre eravate occupati a studiare, rintanati in casa o in una biblioteca, vi sarete sicuramente persi tutta l’atmosfera che, insieme allo smog meneghino, si diffonde nell’aria solamente 4 settimane l’anno. Sì, perché la fashion week è un evento che stravolge completamente la quotidianità milanese. Se già normalmente non è difficile incontrare qualche Vip, influencer, Youtuber o artista, durante questi 7 giorni, ovunque ti girerai ti vedrai circondato da fotocamere, cellulari, Go-pro che faranno sentire una celebrity pure te che magari stai semplicemente camminando sul marciapiede che ti porta alla metropolitana più vicina. Per non parlare dei look stravaganti che si possono notare passeggiando in zona Brera, o delle migliaia di allestimenti che affiancano le sfilate di haute couture, in cui si può incappare per caso in qualsiasi ora della giornata. Purtroppo per voi, tutto questo si è appena concluso. Ma noi siamo qui per raccontarvi cosa vi siete persi ai main event di questa glamour eco-green fashion week donna per la stagione primavera/estate 2020, a cui solo pochi eletti hanno potuto partecipare.

Se lo scorso anno sfilavano abiti genderless, rappresentando il ruolo della moda nel cambiamento della società e la parità dei sessi, quest’anno il ritorno del tulle, dello chiffon, della seta incarnano la ricerca della forza della donna nella sua femminilità. Gli abiti devorè cingono le emaciate modelle che fluttuano sulle passerelle, tessuti leggeri e volant si sovrappongono tingendosi di tonalità pastello. Il rosa in ogni sua sfumatura è il colore prediletto in tutte le collezioni. Parola d’ordine: superfemminile.

Il filone conduttore era la sostenibilità. Tessuti ottenuti con tecniche non inquinanti e prodotti bio incontrano la natura presente nelle stampe, per ricordarci che ecosostenibile non è una rinuncia di stile. Come per Dolce&Gabbana e la sfilata al Metropol intitolata Sicilian jungle (sicilian per le loro radici e jungle per le stampe a tema) a cui erano presenti anche Monica Bellucci, Sofia Vergara e il sindaco Beppe Sala. Armani, invece, si è concentrato più su una moda che ha definito ‘alla portata di tutti, ma con quel qualcosa che non passa inosservato’. Ricami e cristalli decorano l’azzurro e il rosa di abiti con forme rigorose ma femminili. Mentre Ferragamo e la sua nostalgia per gli anni 80 hanno rivitalizzato le gonne a palloncino, gilet e le salopette di ogni lunghezza.

Dolce&Gabbana
Armani

Non sono mancate le sorprese: se avete una certa età vi ricorderete sicuramente del Jungle dress indossato ai Grammy Awards da Jennifer Lopez e ideato da Donatella Versace. Un abito talmente bello e discusso che, essendo molto ricercato sull’allora giovane Google, ha ispirato la nascita di Google immagini, la sezione di Google in cui si può visionare un’immagine immediatamente senza dover caricare un sito. Proprio durante la sfilata di Versace di venerdì 20, JLo ha solcato nuovamente un grande palco, rivitalizzando la fama del Jungle dress e dimostrando che se l’abito è un po’ invecchiato, lei è ringiovanita. Quello che si dice 50 anni e non dimostrarli.


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