Web Advertising vs Adblock: quando gli utenti bloccano la pubblicità online


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L’avvento dei nuovi media ha rivoluzionato il modo di comunicare delle persone. I mezzi di comunicazione di massa si sono evoluti e sono aumentati, cambiando così anche il modo di fare pubblicità. In particolare, stiamo parlando di web advertising. Il web advertising, o pubblicità online ha due protagonisti: l’editore che integra i suoi contenuti online, e un inserzionista che fornisce gli annunci da visualizzare nei contenuti di un determinato sito web.

Le imprese hanno la necessità di fare pubblicità e sicuramente la modalità online aumenta il numero di destinatari rispetto ai metodi tradizionali. Ma non sono solo le imprese a guadagnarci, anche i gestori dei siti web che offrono contenuti gratuiti agli utenti ne possono trarre profitto visto che il guadagno proviene solo dalla pubblicità presente sul proprio sito. Tra i vantaggi che si possono ricavare troviamo la capacità di raggiungere un vastissimo pubblico e soprattutto mirato, ma anche il costo minore rispetto a quello della pubblicità televisiva o cartacea.

Se però da una parte abbiamo l’emittente della pubblicità online, dall’altra abbiamo il destinatario il quale non sempre è felice dei continui pop-up o banner che aprendosi disturbano la ricerca. Qui entra in gioco Adblock! Si tratta di un software, attivabile da tutti gli utenti, che blocca le pubblicità online. Ma perché le persone sentono il bisogno di bloccare gli annunci? Anche quest’anno eye/o, un team internazionale che sviluppa software open source, ha pubblicato un report sull’utilizzo di Adblock il quale riporta che troppi annunci, soprattutto se eccessivamente ingombranti disturbano la lettura della pagina web e sono la causa che spinge gli utenti a bloccare la pubblicità online, oltre al fatto che espongono maggiormente l’utente al rischio di prendere virus.

Il problema principale è che la pubblicità attira sì l’attenzione dell’utente, ma ottiene un effetto negativo. I dati pubblicati nel 2018 infatti stimano che l’utilizzo di blocchi pubblicitari è attuato dall’11% della popolazione globale di internet, e che i dispositivi su cui è stato installato un software per bloccare gli annunci sono più di 600 milioni. Per quanto riguarda la composizione demografica degli utenti che bloccano le pubblicità è emerso che a ricorrere a questa soluzione sono i più giovani (fascia dai 15 ai 24 anni), probabilmente perché conoscono meglio le nuove tecnologie e sanno come usarle.

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Come possono fare gli inserzionisti per far sì che gli utenti non vengano infastiditi dalla pubblicità tanto da dover utilizzare software per bloccare i propri annunci? Una soluzione molto semplice è quella di creare pubblicità che non interrompano il flusso naturale di lettura dell’utente, come fanno invece i pop-up, e quindi di studiare il loro posizionamento in modo tale da non risultare invasive. Creare dunque contenuti che possono essere posizionati sopra, di lato o sotto la notizia principale, e fare in modo che risultino riconoscibili ed etichettati come annunci e non come contenuto del sito web. Un’altra tattica è quella di controllare la dimensione degli annunci che non deve essere troppo eccessiva, sempre per dare maggiore importanza al contenuto principale del sito.

Tutti questi piccoli accorgimenti possono portare dei benefici sia ai gestori dei siti web, sia agli inserzionisti che potranno raggiungere molti più destinatari. In fin dei conti, se gli annunci fossero accettabili non si sentirebbe la necessità di bloccarli.


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