Britney Spears, Glory quattro anni dopo


Glory

Era il 26 Agosto 2016 quando Britney Spears rilasciò il suo nono album: Glory. Il disco fu accolto positivamente dalla critica e dal pubblico. Nella prima settimana riuscì a vendere più di 111mila copie, permettendo così alla Spears di raggiungere la posizione n.3 della prestigiosa classifica americana BillBoard 200. L’album conquistò le prime posizioni nelle chart dei principali mercati al mondo, tra cui l’ambito Regno Unito.

Perché recensire questo album quattro anni dopo? La necessità di scrivere una recensione è dovuta ad un evento piuttosto bizzarro accaduto recentemente nel “Mondo Spears”. I fan (o meglio, l’esercito) della popstar americana hanno dato vita ad una campagna social dal nome #JusticeForGlory con l’intento di riportare in cima alla classifica iTunes americana Glory…ed ecco così che lo scorso 29 Maggio 2020 il disco è risalito alla prima posizione.

Per la principessa del pop Glory non è solamente la sua ultima fatica discografica, ma lo considera come “il suo bambino”. La cura e l’interesse mostrato nel realizzare questo album lo si può riscontrare dal fatto che la cantante, rispetto alle sue precedenti produzioni musicali Britney Jean e Femme Fatale, risulta molto più presente, coinvolta nel progetto e nella sua promozione.

Prima di soffermarmi sulle singole tracce, ci tengo ad inquadrare nel complesso questo suo ultimo lavoro. Glory è un album che spazia principalmente tra i generi pop, R&B e Dance-pop. Britney in questo nuovo progetto si è posta come obiettivo quello di sperimentare sonorità nuove. Si è (ri)messa in gioco. Per la prima volta la principessa del pop ci dà la possibilità di sentirla cantare in spagnolo e in francese in due tracce dell’album.

Alcuni critici reputano che il disco non abbia una chiara direzione musicale… io non condivido affatto questa idea. Reputo l’album coeso, compatto, nonostante il progetto navighi tra stili musicali differenti.
È un album che non ha pretese, non vuole dettare tendenze. È un prodotto pop che mira ad intrattenere. Quelle della Spears sono canzoni da canticchiare e ballare, non affrontano tematiche sociali/politiche. Il piano compositivo dei testi è infatti l’unica nota davvero negativa di questo lavoro. Durante tutte le tracce la Spears si presenta come una donna disinvolta, passionale, provocante. L’amore fa da protagonista, esso è presente nella sua duplicità: a volte si manifesta come amore carnale, altre viscerale. Al primo ascolto dell’album, si è subito colpiti dalla voce della cantante che in questo progetto non è stata snaturata: scordatevi le pesanti alterazioni col vocoder che Britney ci aveva abituato in Femme Fatale. Detto ciò, siamo pronti a iniziare il nostro viaggio!

1. Invitation – 3:18

Britney apre l’album con questa canzone dall’atmosfera surreale. Provate a chiudere gli occhi mentre l’ascoltate…i suoni sono dolci, soft, mentre la sua voce risulta angelica. La canzone è un invito a eliminare le proprie inibizioni e a “lasciarsi andare”. “It’s my invitation baby” ripete più volte la cantante nel ritornello… la traccia è perfetta e permette all’ascoltatore di entrare in questo nuovo viaggio della Spears, dove ci porterà non lo sappiamo, ma le premesse sono buone per ora.

2. Make Me… (feat. G-Eazy) – 3:51

Questa traccia è il primo singolo estratto dall’album. La canzone al primo ascolto non convince rispetto ai primi singoli a cui la popstar ci ha abituati nel corso della sua carriera. Sicuramente non ha il “sapore” di una hit, ma il brano resta accettabile. Il singolo è un midtempo R&B, la voce di Britney nel ritornello è sussurrata, mentre dei cori soavi le fanno da accompagnamento.

La canzone è una collaborazione con il rapper G-Eazy anche se non offre nessun contributo significativo alla traccia. Senza alcun dubbio possiamo affermare che questo è il primo singolo più debole di tutta la carriera della principessa del pop.

3. Private Show – 3:54

Molti critici l’hanno definita come “l’unico vero colpo mancato dell’album”, io non credo. È vero, la canzone inizialmente lascia l’ascoltatore un po’ spiazzato perché è un brano dal ritmo insolito… Britney voleva sperimentare e così ha fatto! La base di Private Show richiama un po’ le atmosfere orchestrali, jazz, a tratti sembra un walzer. Davvero originale, altro che “colpo mancato dell’album”.

4. Man on the Moon – 3:46

5. Just Luv Me – 4:01

Queste due tracce sono delle downtempo con degli influssi tipici della Tropical House (nel 2016 queste sonorità erano davvero tanto in voga, soprattutto grazie al successo dell’album Purpose di Justin Bieber).
Britney si presenta “nuda”, mette da parte l’immagine di donna seducente, sicura di sé, per dare spazio alle sue fragilità. Nelle due canzoni la cantante, utilizzando una voce leggera, dolce, a tratti sussurrata, parla del suo desiderio (quasi necessità) di essere amata.
In Man on the Moon si trovano delle “metafore spaziali” che fanno riferimento a buchi neri, stelle, Luna ecc. che rendono la traccia davvero interessante.

6. Clumsy – 3:02

7. Do You Wanna Come Over? – 3:22

È con queste due canzoni che il nostro viaggio inizia ad assumere una rotta differente. La voce della popstar si fa più graffiante, le sonorità diventano più “danzerecce” andando a strizzare l’occhio alla musica ElectroHouse. I brani son davvero ben prodotti, nonostante i testi siano frivoli, l’atmosfera che si respira trasmette serenità, gioia.

8. Slumber Party – 3:34

Torna la tranquillità. Con questa canzone la voce di Britney risulta più dolce, le sonorità sono quelle della TropicalHouse che creano un’ottima atmosfera di spensieratezza. È il secondo singolo estratto dall’album. Rispetto a Make Me è decisamente più “immediato” come brano, arriva facilmente alle orecchie (e al cuore) dell’ascoltare…insomma questa canzone aveva tutte le carte per diventare una hit (soprattutto considerando il periodo estivo in cui è stata rilasciata). Purtroppo non ha avuto il giusto successo (e promozione) che avrebbe meritato, peccato!

9. Just Like Me – 2:44
10. Love Me Down – 3:18
11. Hard to Forget Ya – 3:29
12. What You Need – 3:07

Con questi quattro brani si conclude il viaggio della versione standard di Glory. La voce ritorna ad essere profonda e incisiva, a tratti le sonorità richiamano quelle della musica country. I ritornelli sono super catchy, non possono non restare nella mente. Sono le classiche canzoni “alla Britney Spears”, un po’ sbarazzine, un po’ provocanti, disinvolte, sfacciate. Sono tutte e quattro dei perfetti singoli radiofonici, se promossi potrebbero arrivare facilmente ai vertici di tutte le chart, ma Britney vuole solo farci divertire e queste canzoni sono perfette nel loro (umile) intento.

Tracce bonus nell’edizione deluxe
13. Better
– 3:09
14. Change Your Mind (No seas cortés) – 3:00 15. Liar – 3:16
16. If I’m Dancing – 3:24
17. Coupure électrique – 2:20

Peccato che queste tracce siano state relegate solamente alla versione deluxe! Sono davvero ben prodotte, a parte If I’m Dancing che è l’unica canzone un po’ superflua, ridondante, tutte le altre canzoni colpiscono davvero in positivo le orecchie dell’ascoltatore. Liar aveva tutte le caratteristiche per essere il primo singolo dell’album. La voce di Britney è grintosa, la base è “potente”, il ritornello entra subito in testa. Le sonorità sono la combinazione perfetta tra la musica pop, country e rock…io me ne sono innamorato follemente. In Chane Your Mind la Spears si cimenta nel cantare (nel ritornello) in spagnolo…come non rimanere sorpresi! La canzone è il tipico brano latino estivo, come non apprezzarlo.

Purtroppo il nostro viaggio sta per raggiungere al suo termine. Coupure électrique è il brano che ci accompagna all’uscita di Glory. Senza ombra di dubbio è la traccia più sperimentale di tutto l’album! Britney canta interamente in francese (anche se con un accento un po’ discutibile), ma il risultato è davvero sorprendente. È un pezzo intimo, delicato ed è perfetto per chiudere questa esperienza.

Insomma cosa resta di questo viaggio una volta terminato l’ascolto di Glory? Di sicuro la volontà di Britney di sperimentare e uscire dai confini della musica pop. Dopo quattro anni dalla sua pubblicazione si può constatare che non è stato un album che ha dettato nuove tendenze. Non è un disco che ha rivoluzionato il panorama musicale, non vuole osare.

Glory, uscito nel 2016, rappresentava un nuovo capitolo della vita (e della carriera) di Britney. Con Glory Britney è ritornata ad avere più controllo sulla sua vita privata e lavorativa. La cantante dimostra di avere in mano le redini del progetto: è coinvolta, partecipe e soddisfatta. Mentre canta le 17 tracce dell’album si può sentire la sua anima e la passione per quello che fa. Con questo nono album discografico la Spears sembra aver ritrovato la passione per il suo lavoro, passione che purtroppo negli ultimi dischi (specialmente in Britney Jean) era totalmente assente. Consiglio l’ascolto di Glory a tutti gli amanti della musica pop, specialmente a chi ha voglia di trascorrere un’oretta ascoltando musica leggera, spensierata. L’album potrebbe essere perfetto come colonna sonora durante il vostro viaggio in macchina oppure potrebbe benissimo farvi compagnia mentre state riordinando la vostra casa.

Cosa non mi è piaciuto? Sicuramente avrei desiderato vedere (o meglio, sentire) più sfumature in merito alle tematiche affrontate, penso che Britney Spears, con le vicende che ha vissuto, abbia veramente tante cose da dire con la sua musica…perchè si limita a parlare solo di amore?!
I testi sono purtroppo la parte negativa di tutto il progetto. Una volta terminato l’ascolto del cd non si portano a casa “nuovi insegnamenti”, non arricchisce l’ascoltatore, ma del resto Britney non ha mai avuto questo obiettivo.

Con Glory l’artista ci fa divertire: per un’ora è in grado di alienare tutte le nostre preoccupazioni per catapultarci nel “Mondo di Britney Spears”.
A mio parere Glory rientra tra gli album migliori da lei realizzati: fresco, raffinato, di qualità e coeso…cos’altro pretendere?

Articolo a cura di Isaia Galli


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