Intervista | Conosciamo i Post Nebbia


PostNebbia

Post Nebbia è una band della nuova scena Padovana, nata dall’immaginario psichedelico di Carlo Corbellini, classe ‘99. Ci abbiamo chiacchierato un po’ per conoscere meglio il loro progetto musicale.

Chi sono e come nascono i PostNebbia?

Abbiamo un percorso tipico da gruppo di provincia. Siamo nati in una scuola di musica quando avevamo circa 10 anni. Per il saggio i ragazzi venivano suddivisi in vari gruppetti e siamo arrivati alla formazione in cui siamo adesso. A 14 anni abbiamo lasciato la scuola di musica e abbiamo iniziato ad andare in sala prove per conto nostro. Successivamente ho cominciato ad interessarmi alla produzione e a comporre i primi pezzi, con il gruppo mettevamo in scena delle cover, mettendoci molta passione. Abbiamo iniziato a suonare i miei pezzi, a passare all’italiano, a prendere un percorso più impegnato. Poi abbiamo fatto uscire questo piccolo disco, Prima Stagione, nel 2018. Inizialmente è passato un po’ inosservato, eravamo alle prime armi e non avevamo bene in mente le dinamiche di una pubblicità adeguata. Poi, fortunatamente, alcune persone – Dischi Sotterranei, ndr – si sono resi conto della nostra esistenza e hanno deciso di darci una mano e di farci credere.

La cosa sembra aver preso piede. Il nome della vostra band è curioso…

Il titolo mi è venuto così, spontaneo. Catturava perfettamente il mood di quello che stiamo facendo. Un’interpretazione che ho letto in giro e trovo accurata, è che una volta svanita la nebbia riesci a vedere qualcosa. La musica a cui ci ispiriamo ha sempre un po’ questo vibe da grande epifania o da grande rivelazione, un suono un po’ estatico e contemplativo. E poi, abitiamo a Padova, d’inverno è sempre pieno di nebbia, una roba tristissima.

A quale gruppo o artista vi ispirate per la vostra musica?

Diciamo che le due influenze principali io le incorporo nei Tame Impala e in MadLib, un produttore americano. Una roba psych-rock.
L’intenzione è stata fin da subito, anche se col primo disco un po’ arrancavamo, di unire l’influenza del rock psichedelico con una roba un po’ più black, più hip hop, più bassosa.

Nel panorama italiano non trovate molte forme di ispirazione?

Non tantissimo. Iosonouncane, ICani, Calcutta, quella wave lì, per quanto sia stata sfruttata e speculata, credo abbia regalato materiale interessante. Ma, in tema italiano, sono un fan del filone demenziale: Squallor, Elio e le storie tese, perché a casa mia quella è stata la roba che girava. Non ho mai avuto una grande familiarità col il cantautorato. Questo genere qui ha molto da dare, al di là della prima impressione.

Recentemente è uscito il vostro singolo: Vietnam

È uno dei pezzi meno pensati del disco che sta arrivando. Avevo fatto questo beat con la drum machine del mio organo e delle batterie elettroniche. È una roba pensata pochissimo, ma funzionava. Il testo cattura un po’ un mood di paranoia e di surrealismo in cui si fa fatica a comprendere la realtà circostante. Credo che la sua esistenza sia dovuta al fatto che mi piaceva quel carattere bassoso e arrogante della strumentale.

In merito all’artwork del brano cosa mi dici?

L’artwork è stato fatto da Riccardo Michelazzo, un grafico delle nostre parti. L’idea cattura un po’ l’atmosfera traumatica e shock che lega benissimo con la canzone.

Parliamo della situazione Covid: come sono gli impegni dei Post Nebbia?

Ora come ora è un po’ un casino. Si naviga a vista. Non essendo un progetto strettamente testuale o cantautorale, la nostra dimensione è più acustica, quindi le varie dirette legate alla musica che tanto vanno di moda, non legherebbero bene. Fortunatamente ci sono delle buone collaborazioni per il futuro, ci stiamo tenendo occupati.

Stai scrivendo nuovi pezzi per il futuro disco?

Lo stavo facendo però, oltre al fatto che è un po’ difficile trovare l’ispirazione in questo periodo, non arrivano molti impulsi. Mi sono anche arrivate diverse richieste di collaborazioni da parte di alcuni amici, quindi sto svuotando il pc di tutte le  produzioni inedite che ho composto.
Prima di lavorare ad un altro disco completo, credo passerà un po’ di tempo.

Cos’è il brano o l’album che non puoi fare a meno di ascoltare più volte?

Un album che ogni tot tempo mi ritrovo sempre ad ascoltare è Favourite Worst Nightmare degli Arctic Monkeys, secondo me è un disco incredibile. Poi Pinata, album di Freddie Gibbs del 2014, che ha dei beat che prendono dal soul e ha un vibe molto cinematografico, molto interessante come disco. Questi due torno periodicamente ad ascoltarli.

Che pronostici hai per il futuro?

Per la band diciamo che siamo un po’ in sospeso, non essendoci concerti nel breve periodo e nemmeno la possibilità di andare in sala prove. Non appena si potrà fare qualcosa, ripartiremo.

Ringraziamo Carlo e i Post Nebbia per la disponibilità, di seguito alcuni link utili:


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Davide Romano

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