Live Report | Machine Gun Kelly infiamma Milano

Il suo Hotel Diablo Tour fa tappa a Milano per un concerto da togliere il fiato


Machine Gun Kelly live Fabrique Milano (41)

C’è un ascensore sul palco, le porte chiuse illuminate dagli schermi, l’assordante rombo dei motori e una voce femminile che accoglie gli spettatori all’ingresso dell’Hotel Diablo.

Machine Gun Kelly è una presenza imponente, con il suo metro e novanta di altezza e gli occhi del colore del ghiaccio. Apre lo show di spalle, con il volto abbassato, sulle prime note di Habits, poi alza lo sguardo sulla folla e accenna un sorriso. Non riesce a tradire un velo di commozione davanti al calore del pubblico, con quei ragazzi che cantano le sue rime come se le avessero scritte loro stessi.

Colson porta in scena il suo ultimo album quasi per intero, accompagnato su base dalle voci degli artisti che hanno duettato con lui nel disco; da el diablo a Roulette e Candy, passando per l’omaggio a Mac Miller, scomparso lo scorso anno, in Glass House e il ricordo di Chester Bennington in Hollywood Whore. In chiusura di serata ci sarà spazio anche per I Think I’m OKAY, la collaborazione con YUNGBLUD e Travis Barker, 5:3666, Waste Love ed infine Burning Memories.

Ho iniziato a fare musica per me stesso e poi ho scoperto di scrivere soprattutto per voi, everyone stands together

L’artista lascia la parola al pubblico e con la prima strofa di Bad Things, nella versione in studio cantata da Camila Cabello, dà il via ad un medley di cover tra cui Ocean Eyes di Billie Eilish, Wonderwall degli Oasis e infine Shout At The Devil dei Motley Crue, un omaggio alla sua partecipazione al biopic sulla band prodotto da Netflix. In fondo è vero che l’etichetta di rapper gli sta un po’ stretta: a questo punto dello show resta da chiedersi come un’icona pop di oggi, il simbolo del britpop e l’emblema del glam rock possano convivere sullo stesso palco, eppure Machine Gun Kelly rimette a posto tutti i tasselli e il risultato è magnetico e coerente. Con la sua band, un gruppo completo di strumentisti e due rapper come supporto, manda al diavolo le categorie e spazia tra i generi come raramente capita di ascoltare.

Energico e riflessivo, col sorriso disegnato sul volto o incazzato fino all’osso, MGK ha scelto di essere la versione più sincera di se stesso; dalla doppietta di brani dissing contro Eminem (RAP DEVIL e Floor 13) fino alla chiusura dello show, affidata a 27 (che, peraltro, era anche la ventisettesima canzone in scaletta) e Burning Memories, il giovane cantautore di Cleveland si è messo a nudo davanti al pubblico milanese che da due anni aspettava il suo ritorno in Italia. Una nota di merito va alle versioni dal vivo di Till I Die e Bad Motherf’cker e alla scarica di adrenalina che hanno portato all’interno del Fabrique.

Lace up Kells, ottimo lavoro.


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