Radio Bicocca intervista i Franco e la Repubblica dei Mostri


 

Vi abbiamo presentato i Franco e la Repubblica dei Mostri e il loro primo album la scorsa settimana, oggi intervistiamo per voi Adriano Aricò, voce e portavoce della band.

Raccontaci qualcosa di più su “Franco e la Repubblica dei Mostri”, sulla sua origine e su di voi
La band si è formata circa due anni fa con la volontà di esprimere al 100% un’identità italiana, nella sua forma, nella sua estetica  e nel contenuto, in contemporanea con l’idea di voler scrivere un disco che avesse l’Italia come protagonista. Inizialmente ci chiamavamo solo Franco, uno dei nomi più comuni e diffusi, proprio per dare un’identità, una corporeità al progetto; l’idea della Repubblica dei Mostri è venuta, invece, con la scrittura: ci siamo resi conto che ne sarebbe nato quasi un concept album nel quale ogni canzone avrebbe raccontato una sfaccettatura del nostro Paese, sia in quanto protagonista, sia in qualità di scenario, di cornice in cui si svolgono le storie che cantiamo. La Repubblica dei Mostri è, per così dire, una metafora della relazione controversa, sofferta, tra Italia e italiani

L’album è stato creato per rappresentare l’Italia ma il vostro sound risulta molto più ricercato rispetto a quello che potremmo definire italiano oggi.
In effetti il sound della band, dell’album, è molto più citazionista: i nostri riferimenti  musicali sono da ritrovarsi nel mondo cantautoriale italiano, Dalla, Battiato, De Gregori, per quel che riguarda la scrittura e la forma dei testi; abbiamo poi voluto inserire delle sonorità molto popolari che richiamassero le bande di paese, di Corsico, e arrangiamenti à la Nino Rota, con orchestrazioni particolari.
Chiaramente non vogliamo rappresentare musicalmente la tradizione italiana, anzi, veniamo da realtà musicali molto diverse tra loro, siamo quello che si definisce un collettivo, e ci piace sperimentare, contaminarci. Si sente una matrice jazz, un’influenza della musica classica, così come dall’elettronica, fino al folk, al cantautorato perché l’obiettivo non è certo quello di legarci ad uno stile tipicamente italiano, neomelodico, nonostante ci piaccia l’idea di portare avanti un’identità tutta italiana.

Considerando l’ottima riuscita della vostra prima fatica, musicalmente parlando, avete progetti per il futuro?
Chiaramente si; io generalmente propongo i testi al gruppo e poi insieme li vestiamo, diamo ai pezzi una direzione particolare. In cantiere abbiamo molti pezzi nuovi, nati anche durante le prove per l’album appena uscito, e alcuni di questi già li suoniamo dal vivo. Siamo già proiettati al futuro!

Quindi cosa dobbiamo aspettarci dal vostro prossimo lavoro?
Avete intenzione di mantenervi sullo stesso stile ricercato che avete adottato in precedenza o cercate qualcosa di ancor più innovativo, quasi assurdo nell’abbinamento di sonorità solitamente così lontane tra loro?
Questo è vero e sicuramente ne uscirà qualcosa di diverso. È difficile dirlo adesso perché ogni pezzo poi assume una sua identità, nasce dalla follia di quello che esce dalla sala prove perciò l’identità del disco futuro potremo capirla solo una volta fuori dallo studio di registrazione a lavoro ultimato. Sai, è un’attività che si manifesta a livello un po’ inconsapevole, non è programmata a tavolino, quindi direi che sicuramente sarà diverso, soprattutto perché si cresce e, conoscendo i miei compagni, la nostra follia ci spingerà a fare qualcosa di nuovo.

L’album è autoprodotto: è stata una vostra scelta?
Certo che lo è stata; i tempi sono cambiati tantissimo e tanto i mezzi quanto la tecnologia permettono di essere abbastanza autonomo in questo. Abbiamo ricevuto comunque un enorme supporto da Diego Maggi, il nostro produttore artistico, che ci ha seguito e aiutato in fase di registrazione ed è diventato fondamentale per la stesura del disco stesso. Consiglio l’autoproduzione a tutti perché lascia grande libertà di scelta, cosa fondamentale oggi se si vuole fare musica.

Vi siete appoggiati anche al crowdfunding?
No, perché siamo tutti ricchissimi!
No, non è vero, ed è uno dei motivi per cui il disco è uscito a due anni di distanza, perché è il frutto di grandi sforzi di scrittura, di arrangiamento, di pensiero e rielaborazione ma anche economici. Inoltre abbiamo avuto la fortuna di poter metabolizzare l’album, grazie alla disponibilità dello studio di Diego Maggi, provando e riprovando, alternando sessioni di prove alle registrazioni, cosa che di solito non avviene.

Avete eventi in programma?
Dopo il nostro debutto all’ARCI Ohibò, a Milano, il 4 Febbraio, abbiamo in programma una data il 9 Marzo al Biko, e una serie di altre date in giro per l’Italia.

E noi di Radio Bicocca non vediamo l’ora di poter vedere dal vivo i Franco e la Repubblica dei Mostri; nel frattempo ringraziamo Adriano e i suoi colleghi per la disponibilità e lasciamo di seguito tutti i link per seguire la band sui social network e sul loro sito ufficiale:


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