Bicocca Tips: anatomia di una canzone

Tre consigli per arrivare dritti al cuore della musica


Avete mai ascoltato Bob Dylan chiedendovi perchè quattro accordi di chitarra, con la sua chitarra e la sua mano a suonarla, hanno dato vita a Like a Rolling Stone? Oppure come i Rolling Stones possano aver pensato di scrivere Paint It Black? Non vi siete mai domandati cosa differenzia un brano di Eminem da uno di Sfera Ebbasta?

In parole povere, vi siete mai chiesti come nasca una canzone di successo?

Se sì, allora sappiate che una vera risposta alla vostra domanda non esiste. O forse, a ben vedere c’è, ma va molto oltre la capacità di scrivere testi o la padronanza nel suonare uno strumento. Forse ha a che fare con le emozioni, o magari riguarda solo la furbizia dell’artista che ha capito come gira il mercato musicale … e lo asseconda. 

Il vostro amico musicista vi dirà, probabilmente, che per scrivere un buon pezzo basta partire da una progressione di accordi. Prendete un Do, un La minore, un Fa e un Sol, suonateli piano e avrete qualcosa che vi ricorderà Hallelujah o Let it be; alzate i BPM e vi ritroverete a suonare All the small things e Losing my religion senza il minimo sforzo. I grandi cantautori insegnano invece che sono le parole a dare il La, si fa per dire, alla stesura di un brano e la musica accompagna solo quello che la voce sta raccontando. Eppure, che voi siate poeti o musicanti accaniti, vi sarete probabilmente buttati a capofitto nella vostra prima canzone con l’idea di scrivere una hit per poi scontrarvi con un grande quesito: perchè a loro suona così bene e a me no?

Ecco dunque qualche retroscena sull’anatomia di una canzone per aiutarvi ad arrivare sempre un passo più vicino alla scrittura della vostra prima canzone.

  1. 1 Sound city


    Sound City è lo studio di registrazione che ha visto i natali di album come Nevermind dei Nirvana, Fleetwood Mac dell'omonima band e, in tempi più recenti, Punisher di Phoebe Bridgers. Lo studio è stato fondato nel '70 e chiuso nel 2011, ma è stato nuovamente aperto nel 2017 per dare nuova gloria a quello che è stato il suo fiore all'occhiello sin dal primo giorno: la Neve 8078.

    Il nome, ci scommetto, non vi dice nulla, ma si tratta di una consolle di missaggio analogica a 28 o a 40 canali che ha dato forma e corpo al suono di Pink Floyd, Nirvana, Dire Straits e molti altri giganti del rock. A raccontarne la storia ci pensa Dave Grohl con Sound City, il documentario che ha diretto e prodotto nel 2013.

    Lo studio, racconta, non era molto più di un magazzino malridotto nel temibile quartiere di Van Nuys nella San Fernando Valley, in California; all'epoca aveva anche rischiato la chiusura ed era stato salvato per il rotto della cuffia. Accanto a Grohl, nel documentario anche Tom Petty, Paul McCartney, Corey Taylor e Trent Reznor, tra gli altri, per condividere i retroscena che hanno segnato la nascita di pezzi iconici della storia della musica internazionale.

  2. 2 Il rap spiegato ai bianchi


    Una versione più appropriata del titolo di questo saggio sarebbe stata Il rap spiegato ai bianchi, da due bianchi di classe media di fine anni '80. David Foster Wallace e Mark Costello si impegnano nel tentativo di spiegare il rap, appunto, a chi a differenza loro, che sono grandi appassionati del genere, non riesce proprio a comprenderlo. Non è un libro che si legge se si vuole conoscere di più della teoria musicale che sta dietro ad un buon pezzo hip hop, questo no, ma è un buon punto di partenza per avvicinarsi alla cultura street di fine anni '80. 

    DFW è prolisso, articolato, arzigogolato nella sua scrittura, ma estremamente chiaro e comprensibile per chi fatica a digerire lo slang e ancora si domanda se quella si possa effettivamente definire "musica". Dal fenomeno rivoluzionario rap che in quegli anni si spostava dalle strade ai mass media c'è tanto da imparare se ci si vuole avvicinare alla musica in ottica di scrittori e non solo fruitori; in fondo artisti si è fino all'osso, non ci si atteggia, vero?

  3. 3 Song exploder: canzoni al microscopio


    Forse il più attinente, per non dire utile, consiglio di oggi si chiama Song Exploder. Si sa che Netflix ha l'occhio curioso, soprattutto quando a finire sotto il suo mirino sono gli artisti. In questa breve docu-serie, i successi di Dua Lipa, Alicia Keys, Ty Dolla $ign e molti altri vengono analizzati nel minimo dettaglio, dalla scrittura dei testi alla stesura delle melodie. 

    Highlight della serie sono Hurt dei Nine Inch Nails, raccontata da Trent Reznor, e Michael Stipe (R.E.M) con Losing My Religion, anche se il mio momento preferito è stata l'analisi di Wait for it, tratta dal musical Hamilton e portata al successo da Lin Manuel Miranda. Se i due volumi presenti su Netflix non dovessero bastarvi, esiste anche un sito sul quale potete trovare altrettanti episodi in forma di podcast (non ditelo a nessuno, ma c'è anche Billie Eilish).


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