I 20 rapper italiani più ascoltati su Spotify: “La scala sociale del rap italiano”

Nella prima traccia, del suo nuovo album, "Mainstream (la scala sociale del rap italiano)", J-Ax dipinge il processo d'ascesa di un rapper tipo, in base alla posizione occupata nelle classifiche. Scopriamo allora quali sono i 20 rapper più ascoltati in Italia su Spotify e che relazione hanno con il testo di "Mainstream".


J-Ax

Venerdì scorso è uscito ReAle, il nuovo album di J-Ax. Nella prima traccia, Mainstream (la scala sociale del rap italiano), l’ex cantante degli Articolo 31 dipinge il processo d’ascesa di un rapper tipo, in base alla posizione occupata nelle classifiche, sfruttando l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Il suo ritratto della scena hip-hop nostrana è piuttosto critico.

In alcuni casi, Ax sembra voler parlare di qualcuno in particolare, in altri è, forse inconsapevolmente, quasi profetico. La maggior parte della canzone invece, sembra più che altro frutto di una narrazione poetica che si allontana dalla realtà dei fatti. Per quanto riguarda la sua situazione personale in questa particolare classifica, ad una recente intervista a Rockol.it ha dichiarato: “Credo di essere al numero due, quello dell’artista a tutto tondo, che – arbasinianamente parlando, corrisponde più o meno al ‘solito stronzo’. E no, non sono il numero uno, perché – come dico nella canzone – in Italia diventi il numero uno solo quando schiatti. Andiamo nel concreto e scopriamo quali sono i 20 rapper più ascoltati in Italia su Spotify e che relazione hanno con il testo di Mainstream.

Numero 20: commenti con odio gli artisti emergenti.

Fabri Fibra, 1,6 milioni di ascolti mensili. È uno dei capostipiti del rap italiano. Non pubblica un album da Fenomeno, del 2017, ma in questi anni si è comunque dato da fare realizzando feat importanti. Più che commenti con odio però, agli artisti emergenti, come Enzo Dong, Ketama126 e Vegas Jones, sta concedendo collaborazioni importanti. Per molti di loro, come canta Massimo Pericolo in Star Wars, Fibra è il motivo se rappo.

Numero 19: entri in una gang ma il pusher vi truffa e fumate il ginseng.

Rkomi, 1,73 milioni di ascolti mensili. Non è più solo un artista emergente. Effetivamente i numerosi featuring nell’album di Night Skinny certificano il suo ingresso in una gang, musicalmente parlando, quella della Thaurus Studio. Considerando chi ne fa parte però, Guè Pequeno e Sfera Ebbasta su tutti, l’ipotesi che vengano truffati da un pusher pare assai remota.

Numero 18: giri il primo video in povertà […] budget di 70 euro per la tipa e lo champagne e l’ha prodotto un rapper quarantenne che hai pagato in crack.

Nitro, 1,74 milioni di ascolti mensili. il suo primo video, quello di Rotten, risale ad aprile 2015 ed è stato prodotto da Yazee, produttore milanese, all’epoca trentenne. Non compare nessuna bottiglia di champagne, mentre la tipa è Nitro travestito da donna. All’inizio c’è anche Shade nelle vesti di presentatore: difficile che si sia accontentato di 70 euro. Ultima cosa: la visione è vietata ai minori. Sul serio, non è una battuta.

Numero 17: c’è lei, la prima che ti scrive quanto ti farei.

Boro Boro, 1,84 ascoltatori mensili. Qui non era difficile prenderci. Probabilmente, da quando ha partecipato alle audizioni di X Factor con la sua Rapper Gamberetti, in molte gli avranno scritto su Instagram Direct. Evidentemente una di queste gli avrà anche confessato che lo vuole lento.

Numero 16: 16 persone al primo live.

J-ax, 1,863 milioni di ascolti mensili. Gli inizi della carriera per un rapper sono sempre molto duri e lo erano ancor di più quando J-ax muoveva i suoi primi passi nel mondo della musica. È plausibile che al suo primo live ci siano state poche persone. Ora è tutta un’altra storia.

Numero 15: giovane promessa per Vice.

Emis Killa, 1,864 milioni di ascolti mensili. Nel 2011 Killa pubblicava il suo primo EP, Il peggiore e l’omonimo singolo diventava un successone su YouTube. Vice non era ancora arrivato sul web: Vice.com nascerà nel 2012. Ci pensò allora MTV a etichettarlo come giovane promessa. Oggi possiamo affermare che la previsione era più che azzeccata.

Numero 14: dissi uno a caso e sale l’hype.

Madman, 1,906 milioni di ascolti mensili. In realtà Pierfrancesco, per gli amici Pierfra, è un tipo abbastanza tranquillo ma quando viene tirato in causa risponde per le rime: Inoki, CaneSecco e Young Signorino sono i casi che hanno fatto più scalpore e forse anche gli unici. Il primo, ai suoi tempi è stato un rapper di riferimento. Per gli altri due l’epiteto di uno a caso sembra abbastanza calzante.

Numero 13: 13 mila views sul video, lasci il lavoro.

Mambolosco, 1,907 milioni di ascolti mensili. Il primo video del trapper vicentino, Mama I did it again, risale a febbraio 2017. Aveva poco più di 200 mila views, una cifra irrisoria rispetto agli 8,7 milioni ottenuti qualche mese dopo con Guarda come flexo. A che numero di visualizzazioni abbia lasciato il lavoro dovremmo chiederlo a lui.

Numero 12: fai un pezzo contro il rap commerciale con un rapper che prima era commerciale.

Dani Faiv, 1,97 milioni di ascolti mensili. Il rapper spezino ha visto schizzare la sua popolarità quest’estate grazie alla partecipazione al Machete Mixtape II. Proprio del mixtape fa parte l’unico pezzo, almeno degli ultimi due anni, con un rapper che prima era commerciale: Yoshi, con Fabri Fibra e tha Supreme. Non sembra però un’invettiva mirata contro il rap commerciale. Anzi, in Yoshi Remix, Fibra, che prima era commerciale, canta, non senza un velo di polemica, nel rap italiano se guadagni soldi perdi punti.

Numero 11: primo in classifica da indipendente.

Lazza, 2,01 milioni di ascolti mensili. Nel 2017 pubblica il suo primo album, Zzala, in parte da indipendente: è stato infatti prodotto da Sony e da 333 Mob, un collettivo appunto indipendente di cui fa parte lo stesso Lazza. Conquista un inaspettato terzo posto in classifica FIMI. Due anni dopo, con Re Mida, raggiunge la vetta più alta, sempre da semi-indipendente: questa volta ad affiancare la 333 Mob è Universal Music.

Numero 10: Grande distribuzione, “ringrazio la mia major che ha creduto nella mia visione”.

Guè Pequeno, 2,1 milioni di ascolti mensili. Nel 2004 esce il primo disco dei Club Dogo, Mi Fist, con l’etichetta The Saifam Group. Dopo una breve parentesi alla EMI, i Dogo firmano con la Universal, di cui Guè fa ancora parte. Una major ha creduto in lui ed è stata ripagata con numeri da grandissima distribuzione, non solo in Italia.

Numero 9: t’invitano per le sfilate del Prêt-à-porter.

Shiva, 2,2 milioni di ascolti mensili. Il rapper classe 1999 di Milano ovest veste Tuta black, presumibilmente Nike, quindi prêt-à-porter. Potrebbe perciò essere un papabile modello di questo genere di abbigliamento

Numero 8: diventi il cocco di Vanity Fair.

Gemitaiz, 2,3 milioni di ascolti mensili. Il rapper romano dimostra ormai da tanti anni di stare a proprio agio in cima alle classifiche, molto meno sotto ai riflettori. Mai dire mai, però. Il mondo del gossip è imprevedibile: basta un flirt con la donna giusta.

Numero 7: riempi i palazzetti perché vengono i bambini con i genitori e vendi il doppio dei biglietti.

Rocco Hunt, 2,5 milioni di ascolti mensili. Il rapper napoletano, attualmente, può vantare due singoli nella Top 50 – Italia di Spotify: Stu core t’apparten (ottava) e Ti volevo dedicare (nona). La prima data del tour, al Palapartenope di Napoli è già sold out. Aspettiamo il 3 aprile per dare un giudizio sull’età media dei presenti. Di certo, però non si può dire che quello di Rocco Hunt sia un esempio lampante di rap “vietato ai minori”.

Numero 6: esce il terzo album e se vendi procedi sulla scala, se no torna al punto 20.

Ghali, 2,8 milioni di ascolti mensili. Nel 2020 uscirà il suo terzo album, DNA. Vedremo se procederà o se ritornerà alla fase commenti con odio gli artisti emergenti. Il successo del singolo Boogieman fa propendere per la prima ipotesi.

Numero 5: posti la tua nuova copertina ed il commento più quotato dice “non sei più quello di prima!”

Salmo, 3,07 milioni di ascolti mensili. L’11 dicembre ha pubblicato su Instagram la copertina del singolo Charles Manson: solo commenti positivi. Certo è che Papa Francesco difficilmente avrà sentito la canzone, e se l’ha fatto ha deciso di sorvolare. In ogni caso, se avesse commentato il post, sicuramente non l’avrebbe fatto per rimproverargli di non essere più quello di prima. Se c’è uno che è rimasto fedele a sé stesso, quello è proprio Salmo.

Numero 4: il tuo pezzo passa in radio

Capo Plaza, 3,1 milioni di ascoltatori mensili. Ogni sua canzone diventa una hit, prima su Spotify, poi nelle discoteche. Per passare in radio, però, al di là di qualche programma sull’hip-hop alla Say Wad, ci vuole di più: testi meno volgari e più commerciali. Speriamo continui a non passare.

Numero 3: vai a letto con un’influencer, il tuo terrier ha piu follower del premier.

Forse J-Ax si riferisce, nemmeno troppo implicitamente, al suo ex socio Fedez. Per essere il terzo rapper più ascoltato d’Italia, però, ci vuole più del doppio dei suoi ascolti. Bisogna essere cioè Marracash con 3,41 milioni di ascoltatori mensili. L’attuale compagna del King del rap è la cantante Elodie, ma forse Ax sa qualcosa sull’identità della sua ex, la misteriosa Crudelia Demon citata in Persona. Infine, già Marra non è un tipo molto “social”, figuriamoci se aprirebbe mai un profilo Instagram al suo cane.

Numero 2: sei un artista a tutto tondo, il popolo ti ama ma la gente più alla moda ti dà contro.

tha Supreme, 3,43 milioni di ascoltatori mensili. A 17 anni produceva un pezzo di Salmo. A 18 ha pubblicato il suo primo album, monopolizzando tutte le classifiche e diventando il secondo trapper più ascoltato d’Italia. La sua musica è vera e propria avanguardia, un prodotto che sul mercato italiano non era nemmeno pensabile. È un artista a tutto tondo e piace praticamente a tutti, anche alla gente più alla moda.

Numero 1: vuol dire che sei morto.

Sfera Ebbasta, 3,5 milioni di ascoltatori mensili. Ha 27 anni ed è ancora vivo e vegeto, ma se è vero che i migliori muoiono a 27, la profezia di J-Ax è ancora in tempo per avverarsi. Non ci resta che augurargli lunga vita.


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